Poveretto Valentino... l'immagine delle sue lacrime è veramente toccanteBelinelli84 ha scritto:Ma è vero che Rossi vorrebbe ritirarsi?!
MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
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Zero
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Fossi in te leggerei meglio quanto è stato scritto..Beasy ha scritto:Ma basta! Vergognoso ritrovarsi a parlare in questo topic di concorsi di colpa...!
Basta!!!
Nessuno parla di colpe, si sottolineava semplicemente quanto possa essere pesante un simile fardello, seppur causato da fatalità e senza la minima colpa da parte di nessuno..
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Dio mio...Sir Charles #34 ha scritto:Qua la sequenza è rallentata e non lascia spazio alle ipotesi. Si vede inequivocabilmente ciò che è successo.
http://www.youtube.com/watch?v=nANOvKJLoQk
mimmomorena ha scritto: Io a questo punto gli darei un altro Flagrant e gli farei saltare anche gara 6.
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Poi in gara 7 mettono la regola che non possono giocare quelli che non sono nè negri, nè bianchi.
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Belinelli84
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Chi ha dato colpa a qualcuno???Beasy ha scritto:Ma basta! Vergognoso ritrovarsi a parlare in questo topic di concorsi di colpa...!
Basta!!!
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Sarebbe meglio non parlarne proprio. Mi scuso perché mi sono espresso male e ho letto in modo superficiale..ma è solo a leggere certe cose in questo giorno mi viene un nervoso...ml ha scritto:Fossi in te leggerei meglio quanto è stato scritto..Beasy ha scritto:Ma basta! Vergognoso ritrovarsi a parlare in questo topic di concorsi di colpa...!
Basta!!!
Nessuno parla di colpe, si sottolineava semplicemente quanto possa essere pesante un simile fardello, seppur causato da fatalità e senza la minima colpa da parte di nessuno..
#58
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
si dialogava tra persone civili sulla dinamica, come han fatto in ogni tg sportivo e non...
tutti abbiamo espresso dolore e rispetto verso la morte del Sic...
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Ma poi se non vuoi leggere basta non entrare nel 3d.. Non sei obbligato..
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Ma stai scherzando o forse non hai capito il senso dei discorsi di chi ha parlato delle "colpe" di Valentino?Beasy ha scritto:Ma basta! Vergognoso ritrovarsi a parlare in questo topic di concorsi di colpa...!
Basta!!!
L'unica cosa che si intendeva dire è che oggettivamente l'ha colpito e che inevitabilmente si sentirà corresponsabile della morte di un amico. Io al suo posto sarei distrutto al pensiero di cosa avrei potuto fare per evitarlo. Si parlava del dramma di un ragazzo che sta vivendo la morte di un amico in cui lui ha avuto in involontario ruolo.
Mi sembra, con tutto il rispetto, che l'unico intervento fuori luogo sia il tuo.
- Sir Charles #34
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Se è il Marco che penso io, quella fu ancor più triste: abbandonato da tutti, nel silenzio di una camera e con il dubbio che sia stato un omicidio.bahiablanca ha scritto:Sportivamente parlando solo la morte di un altro grande indimenticabile Marco mi aveva messo questa tristezza addosso.
Non ci credo ancora.
Io ho pensato subito ad Ayrton Senna.
- Sir Charles #34
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
http://www.clinicamobile.com/
LA VITTORIA DI MARCO.
Al crepuscolo di questa domenica piena di dolore il mio sogno vorrebbe disperatamente che un piccolo frammento di stella dal nome Marco Simoncelli non venisse spazzato via. Destino crudele, perché minacci il mio sogno? Cosa posso sperare? E sperare di fare che cosa, al di là delle lacrime per la fanciullezza perduta e al di là dell’angoscia nuda del dolore, sempre più insopportabile perché mi fa sentire impotente e colpevole di non averti stretto fra le mie braccia? Nulla. Quando il destino bussa alla porta proviamo la terribile sensazione di essere impotenti. Il giovane campione di nome Marco se n’è andato con il tramonto del sole della Malesia e il suo andare è stato un rumore di vita, il rumore gioioso che Marco ci ha sempre regalato. Il rumore dell’intervista che Marco mi ha rilasciato al Mugello nel mese di luglio mentre veniva massaggiato dal suo fidato fisioterapista. Quel giorno, all’inizio dell’intervista, avrei voluto rivolgermi ad un antico cavaliere e lui mi ha detto: “Diobò! Sono solo un lesto ragazzo con una folta capigliatura gradito a tanti, amato dalla sua ragazza e dai suoi genitori.” Il massaggio continua, la sua pelle viene accarezzata da mani esperte che scivolano sul suo atletico corpo e mi allontano un poco per rispettare quel rituale. Con commozione riporto la conclusione dell’intervista che gli avevo fatto per il libro che sto scrivendo e che con tutto il mio affetto gli dedicherò. Ecco le ultime domande.
…dottorcosta: “Cosa pensi del dolore”?
Marco: “ Non mi piace. Ma lo sopporto. E’ inutile lamentarsi. Lo sopporto in silenzio. Diobò è meglio così”.
dottorcosta: “Cosa pensi del dolore dell’ anima”?
Marco: “È brutto, tanto brutto, ma dopo lo sconforto che deriva da questa cosa brutta, mi viene come una carica. Mi sento meglio e guido meglio la moto”
dottorcosta: “Quando corri contro chi corri”?
Marco: “Mi verrebbe da dire per battere gli altri. Poche pugnette non voglio stare dietro. Poi, se ci penso ti dico che corro perché provo una sensazione unica, non te lo so spiegare, ma è qualcosa di speciale, nascosto dentro di me”.
dottorcosta: Perché hai i capelli lunghi”?
Marco: “Mi piacciono, non mi fanno sentire normale, mi fanno sentire particolare, me stesso, unico”.
dottorcosta: “Ti senti solo”?
Marco: “No! No! C’è la mia famiglia, la mia morosa i miei amici che godono dei miei successi, c’è la clinica mobile che mi aiuta nei momenti difficili. Sento quanto bene c’è attorno a me, tanto di quel bene che mi scalda”.
Il massaggio è finito, l’intervista è finita. Il padre Paolo e la graziosa morosa di Marco hanno ascoltato compiaciuti. Io ringrazio, con una carezza, uno dei miei piloti preferiti e gli racconto una mia riflessione: “Quando in questo campionato sei caduto e sei caduto tante volte molti ti hanno criticato, giudizi diabolici, ingiusti, invidiosi. Molti hanno addirittura preteso d’insegnarti ad andare in moto. Alcuni hanno vivamente consigliato di dirti di stare tranquillo, di consigliarti la prudenza. Ti ricordi, invece, cosa ti ho detto? Ti ho confessato che il collettivo, abbaiando contro l’umanità, ha dimenticato, forse perché non lo può ricordare, quando ha iniziato a camminare. Si cade, ci si rialza, si torna a cadere, ci si rialza di nuovo e spesso si ritorna a cadere. Tutto questo accompagnati dal sorriso della madre che ci consola e ci incita a perseverare, senza nessun accenno di rimprovero. Poi tutti abbiamo imparato a camminare spediti, ma pochi sono riusciti a percorrere il sentiero che porta alle vette della vita, perché la salita era troppo ardua e faticosa. Perché criticarli? Non sono già severamente puniti dal loro insuccesso? Invece tu, caro Marco, non solo salirai i gradini della vetta della vita, ma anche quelli del podio, dove come premio non c’è la coppa, ma il riconoscimento della tua forza di aver guardato in faccia alla Morte e sconfiggerla.”
Ora la mia profezia si è avverata. Sei salito sul podio della Cecoslovacchia e dell’Australia. Oggi in Malesia hai guardato in faccia la Morte. E mentre ti stava avvolgendo con il suo nero mantello gli hai detto: “Diobò, ma non vedi che io non sono umano, perché io sono i miei sogni e con il mio talento sono il pane degli Dei che tu non potrai mai toccare? Non ti accorgi che rubi solo il mio corpo? Al contrario, il mio sorriso, la mia bontà, la mia simpatia rimarranno per sempre nel cuore di tutti. Per sempre. Non vedi che nello scacco che ti ho dato le lacrime si stanno per trasformare in ebbrezza? Ci metteranno un po’ di tempo, ma io credo molto in questo miracolo, specialmente per la mia famiglia e la mia ragazza. Questa è la mia vittoria nel Gran Premio della Malesia durato due giri.”
Chi nello sport, inseguendo i suoi sogni, insegue contemporaneamente la sua tragedia, esce dal mondo della umanità per entrare nel mondo del divino, cruento, violento, ma pur sempre divino. Chi muore inseguendo un sogno sorride alla morte e il sorriso cancella qualsiasi violenza. L’alpinista sorride alla vertigine dell’altezza, il subacqueo sorride all’inquietudine degli abissi, il motociclista sorride all’ebbrezza della velocità. Lo sport è il palcoscenico, dove il corpo e la mente celebrano la loro potenza in quella fase della vita che è la gioventù. Nel motociclismo il gesto del pilota è esaltato dal rischio, un filo sottilissimo che separa, nel grigiore dell’asfalto, la vita dalla Morte. Un tenue confine tracciato dal pericolo, dove la vita, per cercare la vittoria, si spinge fino al brivido del suo eccesso. Oggi, Marco, hai provato quel brivido. Ti voglio bene. E non ti dimenticherò mai.
claudio marcello costa, clinica mobile (mi raccomando in minuscolo)
LA VITTORIA DI MARCO.
Al crepuscolo di questa domenica piena di dolore il mio sogno vorrebbe disperatamente che un piccolo frammento di stella dal nome Marco Simoncelli non venisse spazzato via. Destino crudele, perché minacci il mio sogno? Cosa posso sperare? E sperare di fare che cosa, al di là delle lacrime per la fanciullezza perduta e al di là dell’angoscia nuda del dolore, sempre più insopportabile perché mi fa sentire impotente e colpevole di non averti stretto fra le mie braccia? Nulla. Quando il destino bussa alla porta proviamo la terribile sensazione di essere impotenti. Il giovane campione di nome Marco se n’è andato con il tramonto del sole della Malesia e il suo andare è stato un rumore di vita, il rumore gioioso che Marco ci ha sempre regalato. Il rumore dell’intervista che Marco mi ha rilasciato al Mugello nel mese di luglio mentre veniva massaggiato dal suo fidato fisioterapista. Quel giorno, all’inizio dell’intervista, avrei voluto rivolgermi ad un antico cavaliere e lui mi ha detto: “Diobò! Sono solo un lesto ragazzo con una folta capigliatura gradito a tanti, amato dalla sua ragazza e dai suoi genitori.” Il massaggio continua, la sua pelle viene accarezzata da mani esperte che scivolano sul suo atletico corpo e mi allontano un poco per rispettare quel rituale. Con commozione riporto la conclusione dell’intervista che gli avevo fatto per il libro che sto scrivendo e che con tutto il mio affetto gli dedicherò. Ecco le ultime domande.
…dottorcosta: “Cosa pensi del dolore”?
Marco: “ Non mi piace. Ma lo sopporto. E’ inutile lamentarsi. Lo sopporto in silenzio. Diobò è meglio così”.
dottorcosta: “Cosa pensi del dolore dell’ anima”?
Marco: “È brutto, tanto brutto, ma dopo lo sconforto che deriva da questa cosa brutta, mi viene come una carica. Mi sento meglio e guido meglio la moto”
dottorcosta: “Quando corri contro chi corri”?
Marco: “Mi verrebbe da dire per battere gli altri. Poche pugnette non voglio stare dietro. Poi, se ci penso ti dico che corro perché provo una sensazione unica, non te lo so spiegare, ma è qualcosa di speciale, nascosto dentro di me”.
dottorcosta: Perché hai i capelli lunghi”?
Marco: “Mi piacciono, non mi fanno sentire normale, mi fanno sentire particolare, me stesso, unico”.
dottorcosta: “Ti senti solo”?
Marco: “No! No! C’è la mia famiglia, la mia morosa i miei amici che godono dei miei successi, c’è la clinica mobile che mi aiuta nei momenti difficili. Sento quanto bene c’è attorno a me, tanto di quel bene che mi scalda”.
Il massaggio è finito, l’intervista è finita. Il padre Paolo e la graziosa morosa di Marco hanno ascoltato compiaciuti. Io ringrazio, con una carezza, uno dei miei piloti preferiti e gli racconto una mia riflessione: “Quando in questo campionato sei caduto e sei caduto tante volte molti ti hanno criticato, giudizi diabolici, ingiusti, invidiosi. Molti hanno addirittura preteso d’insegnarti ad andare in moto. Alcuni hanno vivamente consigliato di dirti di stare tranquillo, di consigliarti la prudenza. Ti ricordi, invece, cosa ti ho detto? Ti ho confessato che il collettivo, abbaiando contro l’umanità, ha dimenticato, forse perché non lo può ricordare, quando ha iniziato a camminare. Si cade, ci si rialza, si torna a cadere, ci si rialza di nuovo e spesso si ritorna a cadere. Tutto questo accompagnati dal sorriso della madre che ci consola e ci incita a perseverare, senza nessun accenno di rimprovero. Poi tutti abbiamo imparato a camminare spediti, ma pochi sono riusciti a percorrere il sentiero che porta alle vette della vita, perché la salita era troppo ardua e faticosa. Perché criticarli? Non sono già severamente puniti dal loro insuccesso? Invece tu, caro Marco, non solo salirai i gradini della vetta della vita, ma anche quelli del podio, dove come premio non c’è la coppa, ma il riconoscimento della tua forza di aver guardato in faccia alla Morte e sconfiggerla.”
Ora la mia profezia si è avverata. Sei salito sul podio della Cecoslovacchia e dell’Australia. Oggi in Malesia hai guardato in faccia la Morte. E mentre ti stava avvolgendo con il suo nero mantello gli hai detto: “Diobò, ma non vedi che io non sono umano, perché io sono i miei sogni e con il mio talento sono il pane degli Dei che tu non potrai mai toccare? Non ti accorgi che rubi solo il mio corpo? Al contrario, il mio sorriso, la mia bontà, la mia simpatia rimarranno per sempre nel cuore di tutti. Per sempre. Non vedi che nello scacco che ti ho dato le lacrime si stanno per trasformare in ebbrezza? Ci metteranno un po’ di tempo, ma io credo molto in questo miracolo, specialmente per la mia famiglia e la mia ragazza. Questa è la mia vittoria nel Gran Premio della Malesia durato due giri.”
Chi nello sport, inseguendo i suoi sogni, insegue contemporaneamente la sua tragedia, esce dal mondo della umanità per entrare nel mondo del divino, cruento, violento, ma pur sempre divino. Chi muore inseguendo un sogno sorride alla morte e il sorriso cancella qualsiasi violenza. L’alpinista sorride alla vertigine dell’altezza, il subacqueo sorride all’inquietudine degli abissi, il motociclista sorride all’ebbrezza della velocità. Lo sport è il palcoscenico, dove il corpo e la mente celebrano la loro potenza in quella fase della vita che è la gioventù. Nel motociclismo il gesto del pilota è esaltato dal rischio, un filo sottilissimo che separa, nel grigiore dell’asfalto, la vita dalla Morte. Un tenue confine tracciato dal pericolo, dove la vita, per cercare la vittoria, si spinge fino al brivido del suo eccesso. Oggi, Marco, hai provato quel brivido. Ti voglio bene. E non ti dimenticherò mai.
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Quella fu devastante. Non faccio a fatica a dire che mi ha segnato dentro...Sir Charles #34 ha scritto:Se è il Marco che penso io, quella fu ancor più triste: abbandonato da tutti, nel silenzio di una camera e con il dubbio che sia stato un omicidio.bahiablanca ha scritto:Sportivamente parlando solo la morte di un altro grande indimenticabile Marco mi aveva messo questa tristezza addosso.
Non ci credo ancora.
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Ieri avevo messo la sveglia per guardare la gara. Per guardare lui e Vale. Poi, l'incidente. Un brivido. I continui F5 su Twitter. Una sensazione di paura che cresceva.
Poi...un sospiro, gli occhi lucidi ed una tristezza infame che ho ancora oggi.
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
chiedo, ma perchè il casco è scivolato via? difetto di fabbricazione oppure fatalità?
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
mi sembra di aver sentito Cereghini dire che, esposto ad un certa pressione, il laccetto vien via automaticamente. Però ero abbastanza inebetito.
mimmomorena ha scritto: Io a questo punto gli darei un altro Flagrant e gli farei saltare anche gara 6.
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Una moto GP col serbatoio pieno, in movimento, non basta?Zero ha scritto:chiedo, ma perchè il casco è scivolato via? difetto di fabbricazione oppure fatalità?
E' arrivato il piccolo Vermozzo. Amedeo saluta tutto il forum.
Anche Vermi senior saluta tutto il forum visto che non sta dormendo da n giorni
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
pensavo che i caschi fossero tarati per reggere alle pressioni "possibili" durante un GPvermi ha scritto:Una moto GP col serbatoio pieno, in movimento, non basta?Zero ha scritto:chiedo, ma perchè il casco è scivolato via? difetto di fabbricazione oppure fatalità?
se poi avete visto speciali su speciali in cui dicono che sia normale, prendo atto e chiedo se non si possa migliorare la resistenza dei laccetti in modo tale che non si ripeta...
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
credo si sia sfilato perché la compressione delle vertebre cervicali ha tolto "sostegno" al casco stesso.
ma forse dico un'idiozia.
ma forse dico un'idiozia.
El Don ha scritto:Dybala è in campo.ml ha scritto:Non capisco l'ennesima esclusione di Dybala.
Bene il recupero di Betancur.
Incrociamo le dita per Buffon...
- ciccio
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Io credo che siano tarati per certe "pressioni" ma anche tarati per rompersi perchè se no (in questo caso specifico) sarebbe stato decapitato ........Zero ha scritto:pensavo che i caschi fossero tarati per reggere alle pressioni "possibili" durante un GPvermi ha scritto:Una moto GP col serbatoio pieno, in movimento, non basta?Zero ha scritto:chiedo, ma perchè il casco è scivolato via? difetto di fabbricazione oppure fatalità?
se poi avete visto speciali su speciali in cui dicono che sia normale, prendo atto e chiedo se non si puo' migliorare la resistenza dei laccetti in modo tale che non si ripeta...
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Encolpio
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Re: MotoGp, Superbike e il mondo delle due ruote
Ci sono rimasto male.
Come diceva Panduri, mi pare, la dinamica è particolarmente beffarda e crudele.
Sono molto dispiaciuto per Rossi.
Però lo "shock", mi sembra un po' ingenuo. Dovere di coscienza ed equanimità impone di ricordare come il rischio sia la natura stessa di questo sport. E che ogni domenica muoiono molti giovani motociclisti sulle statali. Senza la gloria che spetterà a Simoncelli. Anzi, spesso con il commento a seguire: "se l'è cercata...".
Come diceva Panduri, mi pare, la dinamica è particolarmente beffarda e crudele.
Sono molto dispiaciuto per Rossi.
Però lo "shock", mi sembra un po' ingenuo. Dovere di coscienza ed equanimità impone di ricordare come il rischio sia la natura stessa di questo sport. E che ogni domenica muoiono molti giovani motociclisti sulle statali. Senza la gloria che spetterà a Simoncelli. Anzi, spesso con il commento a seguire: "se l'è cercata...".