Pagelle Finals Nba 2024 - Gara 5
Inviato: 23/06/2024, 10:30
Gara 5
Mavericks at Celtics 88 – 106 (1-4)
Parziali: 18-28 / 28-39 / 21-19 / 21-20
Voti e giudizi
Dallas Mavericks
Luka Doncic: 5,5 – Fa più fatica del solito in attacco, anche se porta a casa i soliti 28 punti, con 12/25 al tiro. 12 rimbalzi in difesa, 5 assist e 3 rubate. Il suo mattoncino offensivo lo ha portato, è la difesa che è stata inguardabile, con Brown che gli fa un taglio sotto il suo naso nel primo quarto e va a inchiodare. La difesa a zona adattata di Kidd lo mette nella peggior condizione, vista la sua cattiva abitudine alla difesa e a non voltarsi mai a guardare se qualcuno arriva alle sue spalle o solo in taglio. Ha bisogno di giocare con una guardia che copra almeno un po' i suoi buchi difensivi, altrimenti diventa dura anche per gente grande e grossa come Lively impedire incursioni al ferro.
Finals voto medio: 5,5 – Con 29,2 punti è il migliore delle Finals, lo stesso per i 2,6 recuperi; tira male da 3 con il 24% e ai liberi con il 58%, aggiunge quasi 9 rimbalzi e “solo” 5,6 assist, il vero dato in calo e che ha fatto tutta la differenza del mondo. Si può dire che il suo apporto offensivo si è fatto sentire eccome, ma in difesa è stato tragico, costringendo Kidd a metter in campo una difesa a zona adattata, in cui lo sloveno ha fatto peggio che con la difesa a uomo. È evidente che non sarà mai un mastino, sarà compito della dirigenza dei Mavs mettergli attorno dei mastini. Comunque un fenomeno.
Kyrie Irving: 4,5 – 15 punti e 5/16 al tiro raccontano molto bene la difficoltà offensiva, e non solo di questa ultima gara delle Finals, dell’ex campione con i Cavaliers. Troppo fisici i Celtics nel reparto guardie, e le sue “magate” delle finali di Conference non gli sono più riuscite. Si fa notare più che altro per la grande sportività con cui per primo va a complimentarsi con tutti gli avversari.
Voto Finals: 4,5 – Che sia più responsabilità sua o merito dei Celtics, il vero Irving, sempre che ancora ci sia, non è pervenuto a queste Finals, in cui ha brillato in gara 3 e in gara 4, partita in cui gli uomini di Mazzulla non si sono proprio presentati in campo. Purtroppo l’accoppiata in difesa con lo sloveno è da brividi, mentre in attacco ha segnato quasi 20 punti a partita, con un mediocre 27% da 3 e il 41% al tiro globale, a cui ha aggiunto 5 assist. Tutto troppo poco per poter impensierire Tatum e compagnia. Poco incisivo.
Derrick Jones Jr: 6 – Discreta partita offensiva, con 10 punti e 4/8 al tiro, ma tutto nel primo tempo. In difesa si impegna, poi si smarrisce assieme a tutti gli altri Mavs.
Voto Finals: 5 – Venuti meno gli angoli per il suo tiro da 3, non continuo ma sicuramente efficace, ha perso la bussola, perdendo la sua fisicità così importante in difesa e anche in attacco, dove ha potuto veleggiare sopra il ferro solo un paio di volte. Forse è solo uno specialista che ha ben approfittato degli spazi creati da Doncic, ma non alle Finals. 6,6 punti a partita con un misero 25% da 3. Inutile.
P.J. Washington: 4,5 – Peggior partita della serie, 4 punti con 0/5 al tiro. 6 rimbalzi, 3 assist e 2 stoppate, ma inconsistente anche in difesa. 4 pessime perse. Eppure aveva iniziato le Finals molto bene.
Voto Finals: 6 – Ha iniziato molto bene la serie, poi è andato in calando. Può essere un ottimo elemento di contorno, che sa fare parecchie cose e in difesa sa farsi valere discretamente. Quasi 11 punti alle Finals con 6,2 rimbalzi. Polifunzionale.
Daniel Gafford: 6 – Come sempre pochi minuti – 11’ – con 6 punti. La sua energia la mette, di certo i falsi lunghi di Boston sono un problema per lui, ma sostanzialmente è stato continuo per tutta la serie. Nel secondo quarto ha una sequenza in cui stoppa Holiday, prende un rimbalzo offensivo, schiaccia e nell’azione dopo inchioda nuovamente.
Voto Finals: 6,5 – Solo 15’ in campo di media, ha sempre mostrato grande energia e forse lo si poteva cavalcare qualche volta di più in uno contro uno con Tatum. È l’unico dei Mavs ad aver avuto la sufficienza in tutte le gare. 8 punti con il 73%, a cui ha aggiunto 4,4 rimbalzi. Utile.
Derek Lively II: 5 – 2 rimbalzi in attacco, 2 in difesa e poco altro, se non una stoppata a Jaylen Brown nel terzo quarto. Si fa a sua volta stoppare nell’ultima frazione da White.
Voto Finals: 5,5 – Come ci si poteva aspettare da una matricola, l’ex Duke inizia la serie in modo tragico, poi infila due splendide prestazioni e poi cala nuovamente. Con le sue caratteristiche potrebbe crearsi un’importante carriera accanto a Doncic, se imparasse anche a tirare non sarebbe male. 5,6 punti con quasi il 71% al tiro e 8,2 rimbalzi, che non sono affatto pochi in 23’ in campo. Futuribile.
Josh Green: 7 – L’unico Mav, assieme a Exum, a giocare con intensità, senza guardare il tabellone. Mette 4 triple su 6 tentate, 14 punti e 2 rimbalzi, aggressività su White e sempre veloce in attacco. Fosse stato questo nelle prime due partite magari la serie si sarebbe potuta allungare.
Voto Finals: 5,5 – Un fantasma in gara 1 e 2, poi prende le misure e dà il suo apporto. Il problema è che non ha la stazza fisica per poterci stare alle Finals, e soprattutto, come la sua controparte Pritchard, non ha le skills per incidere. Si impegna e infatti da gara 3 inizia ad avere un impatto dalla panchina. Chiude con 5,4 punti e il 54% da 3 in poco meno di 20’ di impiego. Troppo piccolo fisicamente.
Maxi Kleber: 5 – 13’ minuti di sofferenza, con tiri corti e sbilenchi da 3, solo 2 punti e 3 rimbalzi. Mediocre anche l’apporto difensivo, anche se si fa notare su White in entrata nel primo quarto.
Voto Finals: 5 – Purtroppo si è presentato alle Finals con una spalla ancora fuori uso, tanto da non permettergli sostanzialmente di tirare da 3. Non è certo un fenomeno, ma nei piani di Kidd un paio di triple a partite avrebbe potuto inserirle e forse poteva essere un decente difensore su Tatum. 16’ in campo di sofferenza. Infortunato.
Dante Exum: 6,5 – Una tripla e tutta l’energia che può, ma 9’ in campo sono pochi per poter incidere.
Voto Finals: 7 – Quando Kidd lo ha scongelato dalla panchina, ha risposto improvvisamente presente, dando energia, entrata veloce nelle azioni di attacco, buona difesa e anche faccia tosta. Uno di quei giocatori non certo baciati dal talento, ma che hanno un loro perché. 4 punti con il 70%. Inaspettato.
Tim Hardaway Jr: 4 – Sbaglia l’unica tripla che scaglia, difende in modo spaesato e veramente poco o niente altro.
Voto Finals: 4 – Dopo essere stato il terzo marcatore dei Mavs durante la Regular Season, è pian piano scivolato in fondo alla panchina, e si è visto il motivo. Imbarazzante in difesa, trova un minimo di ritmo in gara 4 quando la partita è ampiamente finita, ma resta un momento isolato. Statistiche irrilevanti. Dannoso.
Coach Kidd: 4,5 – Cosa altro avrebbe potuto fare Kidd per invertire le sorti della serie? Probabilmente nulla, ma è l’allenatore di una squadra che si è presentata alle Finals, con sorpresa, ma meritatamente. Anche in questa gara 5 ha subito Mazzulla in tutto e per tutto, gli adattamenti difensivi sono stati fatti a fette da Jaylen Brown e Holiday in taglio, e in attacco 18 assist totali mostrano come non sia riuscito a dare una svolta alle sue Finals. Questa ultima partita ha mostrato ciò che si era già visto nelle prime 3 gare della serie, con qualche modifica in attacco, diminuendo i pick&roll alti sfruttando maggiormente gli uno contro uno dello sloveno e di Irving, e qualcosa in difesa: nulla di tutto ciò ha portato a limitare i Celtics. L’organico era evidentemente sottodimensionato per delle Finals, ma l’ex campione assieme a Wunder Dirk non ha mostrato niente di nuovo, nessun vero e importante adattamento per cercare di contrastare la valanga di Mazzulla. E questo è a suo demerito.
Voto Finals: 5 – Perdere alle Finals non è mai bello, farlo non facendo mai impensierire Mazzulla – tralasciamo gara 4 – è molto brutto. La differenza che sulla carta era ben chiara, sul campo è stata abissale: i Celtics hanno fatto dei Mavericks sostanzialmente quello che hanno voluto, e Kidd non ha mai trovato il modo di rendergli più difficile la vita. Gara 4 è stata sicuramente anche merito suo, ma appare chiaro che sia stato un passaggio a vuoto dei Celtics quasi calcolata. L’ex play dei Suns, Nets e Mavs ha avuto il merito di togliere il pick&roll alto favorendo l’uno contro uno delle guardie da gara 3, ma era già troppo tardi. Di solito alle Finals si vedono sempre degli adattamenti anche importanti, questa volta dai Mavs abbiamo avuto veramente poche novità. Di sicuro la responsabilità di questa sconfitta così pesante non è solo demerito di Kidd, o meglio, la si può leggere come un’impresa fino alla vittoria in Finale di Conference, poi oggettivamente la squadra non era all’altezza degli avversari. Se la dirigenza non mette mano, e anche pesantemente, al roster, Doncic l’anno prossimo non lo vediamo alle Finals. Portato a scuola da Mazzulla.
Boston Celtics
Jrue Holiday: 8 - MVP – Immenso campione, perfetto tassello di una squadra con due stelle che a differenza sua brillano anche per la spettacolarità delle giocate. Dopo l’oscenità di gara 4, si presenta al Garden tre volte consecutive al ferro, con una palla rubata. Poi smazza un assist a Brown che inchioda. Chiude il primo tempo con 11 punti e 6 assist, così, tanto per gradire. A inizio ripresa si sbizzarrisce con un rimbalzo offensivo, un assist per Tatum al ferro, 2 punti al ferro. 15 punti con 7/14 al tiro, 11 favolosi rimbalzi di cui 4 offensivi, 4 assist e una stoppata. Ma è quando e come attacca i Mavs, li distrugge un pezzo alla volta assieme a Tatum e Brown che fa di Holiday un giocatore da Finals importante come pochi altri. Senza parlare della difesa, monumentale su Irving, tanto da annullarlo completamente, su Doncic, facendolo sfiancare, e su chiunque gli si sia parato davanti in questa gara 5. È lui l’MVP della serie, a mani basse.
Voto Finals: 8,5 – Irrilevante che l’Nba abbia premiato Jaylen Brown, perché l’ex Bucks è il vero MVP di queste finali, giocate con una costanza e intelligenza cestistica impressionante. Esclusa l’oscena gara 4 da parte di tutti i Celtics, Holiday ha fatto tutto ciò di cui la squadra aveva bisogno: difesa asfissiante su Irving in gara 1 e 2, alternanza con Brown su Doncic e in post basso anche con avversari ben più alti di lui. In attacco ha fatto tutto ciò che era utile alla squadra, segnando 14,4 punti a partita con il 54% da 2 – migliore tra le guardie di entrambe le squadre – e il 42% da 3. Ha smazzato 3,8 assist e preso la bellezza di 7,4 rimbalzi a partita, di cui 2,6 in attacco – migliore dei Celtics in questa voce. Ha segnato in avvicinamento, da 3, spalle a canestro, in taglio e ogni volta sono stati canestri pesanti. Per il fatto di non essere un giocatore che vuole le luci della ribalta, è stato spesso sottovalutato, mentre già ai Pelicans aveva fatto vedere di poter essere il tassello perfetto per una squadra che puntava al titolo. I Bucks lo avevano intuito, e infatti l’anello è arrivato anche grazie a lui. Poi, incredibilmente, hanno deciso di cederlo e i Celtics hanno fatto la scelta giusta, privandosi di una bandiera dei Celtics come Smart. La sua intelligenza cestistica, sapere cosa va fatto in campo e soprattutto quando, lo pongono tra i migliori giocatori di contorno alle stelle di una squadra. Imprescindibile.
Derrick White: 7,5 – Probabilmente si è tenuto in memoria le sue gare 5 e 6 delle Finals con gli Warriors, tra le peggiori della sua carriera, per infilare una bella, concreta ed efficace gara 5 fatta di 14 punti, 4 triple con il 50% al tiro, 4 rimbalzi offensivi – nel deserto dell’area dei Mavs, bisogna ammettere – e altrettanti in difesa, 2 rubate e la solita bella stoppata. Come sempre in difesa ha aggredito con i giusti tempi i Mavs, e in attacco è stato ordinato e perfettamente inserito nel gioco di Mazzulla.
Voto Finals: 7,5 – Tolta gara 4, la costanza di rendimento ha fatto da padrona, mostrando quella solidità offensiva che era mancata all’ex Spurs durante le Finals di due anni fa. Quasi 14 punti a partita, il 39% da 3 con 3,5 triple a segno per ogni gara – il migliore delle Finals – a cui ha aggiunto quasi 5 rimbalzi e una stoppata. Oltre alla grande tecnica e efficacia difensiva, tra le migliori tra le guardie di tutta l’Nba, il suo marchio di fabbrica sta diventando il tiro da 3 fuori ritmo. Finalmente affidabile.
Jaylen Brown: 7 – Inizia con due triple sul ferro e con basse percentuali, poi nel secondo quarto inizia a macinare con il suo gioco fatto di aggressività, di tagli al ferro che gli portano 15 punti sul tabellino prima del riposo. In difesa sfianca Doncic, come ha fatto per tutta la serie, dandosi ogni tanto il cambio con Holiday, passando quindi su Irving, senza perdere di efficacia. È un po' impreciso in attacco, 7/23 di cui 2/9 da 3, mette 21 punti in totale a cui aggiunge 8 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate e una sola persa, per un’altra partita a tutto tondo, in cui ha mostrato di essere diventato un giocatore globale, con varietà in attacco e grandissima solidità in difesa. Un po' a sorpresa nominato MVP della Finals, dato che Holiday è stato di un gradino leggermente superiore.
Voto Finals: 8 – Votato MVP delle Finals con 20,8 punti a partita, 5,4 rimbalzi, 5 e 1,6 recuperi. A parte gara 4, è stato costante in attacco e con una favolosa gara 3 ha mostrato la sua maturità come giocatore. In difesa è stato il migliore della serie sul proprio uomo di riferimento – Holiday ha marcato chiunque – iniziando gara 1 con una difesa mostruosa su Doncic, preludio a un’intera serie in cui lo sloveno è stato messi in palese difficoltà da Brown. Quando un paio di anni fa si sentivano voci di una sua possibile cessione per incompatibilità con Tatum, in tanti hanno pensato fosse una follia, e infatti questo titolo ha mostrato quanto siano perfettamente amalgamati. Grande serie, grandi playoff in generale. Veramente tanto forte.
Jayson Tatum: 8 – Si fa stoppare da Washington a inizio gara e sbaglia stranamente da 2, poi ingrana la marcia e inizia ad asfaltare i Mavs, segnando 16 punti con ben 9 assist nel primo tempo. È sostanzialmente immarcabile per le ali dei Mavericks, oltre a giocare una solida partita difensiva. Nell’ultima frazione sfoga tutta la sua frustrazione, trasformata in crescita, di quella gara 6 di due anni fa in cui sembrò l’ombra di quello che sarebbe potuto essere: un gioco da 3 punti, un canestro in entrata e un altro da fuori per il +24 che sancisce la vittoria dei Celtics.
Voto Finals: 8 – Miglior marcatore dei Celtics con 22,2 punti a partita, tirando male – 39% globale e solo il 26% da tre – ma non smettendo mai di attaccare e soprattutto dando l’impressione di essere molto focalizzato sulla vittoria finale. Miglior rimbalzista dei suoi con 7,8 palle prese sotto i ferri, e miglior assistman – 7,2 palle smazzate e il 93% ai liberi. È il prototipo del giocatore globale, altissimo per essere una guardia che gioca come una guardia, un’ala e talvolta si può permettere anche di marcare qualche centro. In gara 5 si prende la ribalta, come se volesse cancellare la sua pessima prestazione di gara 6 di due anni. Fortissimo, ma tanto.
Al Horford: 7 – Mette la tripla del 9-2 Celtics, facendo capire che la sua continuità l’avrebbe messa in campo anche in questa partita, fino alla fine. E così è stato, sopperendo molto bene all’assenza di Porzingis. Nel terzo quarto mette la seconda tripla di serata e un buon canestro in avvicinamento, chiudendo con 9 punti e 9 bei rimbalzi e due rubate.
Voto Finals: 7 – Ciò che impressiona è la costanza di rendimento e la disciplina con cui ha giocato, dai movimenti in attacco alla difesa della sua area. Porzingis o meno, il suo approccio non è cambiato di una virgola. 7 punti di media con un favoloso 47% da tre e 6,2 rimbalzi in 30’ di impiego. Non si vede motivo per cui non possa replicare un’annata così anche nella prossima stagione. Finalmente l’anello.
Kristaps Porzingis: 5,5 – I suoi 16’ in campo con 5 punti gli potevano tranquillamente essere risparmiati, ma è evidente che Mazzulla ha voluto far sentire anche al lèttone la vittoria calcando il parquet, nonostante fosse visibilmente infortunato.
Voto Finals: 7,5 – Gioca meno di due partite, e per fortuna infila una memorabile gara 1. Che fosse fragile lo si sapeva, e in tanti si sono chiesti perché i Celtics scommettessero sul lèttone: l’anello è la risposta, anche se forse c’è molto altro da dire. Sta di fatto che per quello che ha potuto, ha giocato anche una gara 2 discreta, mentre gara 5 è stata solo il contentino di averlo in campo. Poco più di 12 punti in 20’ di impiego. Con lui aggiustato, si avrebbero avuti divari ben diversi. Incerottato.
Sam Houser: 7 – Ancora un’altra prova molto convincente, con 2 triple a segno e soprattutto con 3 rimbalzi offensivi e una difesa molto aggressiva sulle guardie Mavs. Una vera sorpresa, soprattutto nella costanza delle prestazioni, nonostante l’altalenanza nel tiro da 3.
Voto Finals: 7,5 – Quando un tiratore perde la precisione al tiro, tende a demoralizzarsi e rifiutare i tiri. I veri tiratori, invece, se ne sbattono e continuano, prima poi entrerà. E così è stato anche per Hauser, con il 48% da tre – migliore delle Finals – e 8 punti a partita. Ma quello che stupisce è l’accanimento con cui ha difeso, tanto da sembrare addirittura uno specialista mandato in campo sulle tracce di Doncic e Irving. 15’ in campo a partita veramente meritati. Tiratore o difensore?
Payton Pritchard: sv – 1’ solo minute in campo, sufficiente per la solita tripla da centrocampo.
Voto Finals: 5 – Per la foga e grinta messa in campo meriterebbe un voto alto, per l’efficacia, invece, non ci si può scostare dall’insufficienza piena. Le uniche cose degne di nota in attacco sono le due triple segnate da metà campo allo scadere, poi è evidentemente fuori ritmo e sotto taglia per marcare Doncic e stranamente anche per Irving. Inutilmente agitato.
Coach Mazzulla: 8 – Tattica che funziona, non si cambia. E così è stato anche in gara 5. Sostanzialmente questa ultima vittoria è figlia della preparazione per la serie già presentata in campo in gara 1, dato che poi Mazzulla ha dovuto adattare ben poco, vista la pochezza delle variazioni sul tema di Kidd. Ha dominato gara 5, in attacco e in difesa, dove ha nuovamente distrutto la squadra texana grazie all’efficacia delle sue tre guardie titolari (Holiday, White e Brown). In attacco ha lasciato briglia sciolta soprattutto a Tatum, e in buona parte anche a Brown, ottenendo da tutti gli altri una maggiore disciplina. Ha dimostrato che si può vincere un anello con 5 giocatori e un paio di comprimari che stanno in campo non più di 15’, e avendo una delle stelle infortunata per quasi tutte le Finals. Complimenti, l’uomo giusto al posto giusto.
Voto Finals: 8 – Non aver avuto davanti una contender del giusto livello non deve sminuire ciò che Mazzulla ha fatto, e la regular season è lì a dimostrarlo. Ha insistito con il suo gioco fatto di grande volume da tre anche se le percentuali non gli davano ragione, perché questo apriva comunque il campo alle scorribande al ferro del trio delle meraviglie Holiday-Brown-Tatum. In difesa ha tolto completamente la chiave con cui Kidd aveva scassinato i T-Wolves, cioè pick&roll alto, gestione del raddoppio da parte di Doncic che scarica al lungo in post alto che apre per il tiro da tre negli angoli: non solo, ha riempito l’area con i vari Horford, Holiday e Tatum quando lo sloveno e Irving passavano la prima linea. Favolosa difesa di squadra, applicata alla lettera da tutti i Celtics. Stona la gara 4, in cui non sono proprio scesi in campo e quindi da un certo punto di vista poco giudicabile. La scommessa Holiday al posto di Smart è stata ampiamente vinta, quella su Porzingis parzialmente, ne senso che non ha giocato 20 partite nella stagione regolare e ai playoff si è presentato pronto in realtà veramente per manciate di minuti, con una fantastica gara 1. Vedremo così farà la dirigenza, perché scommettere su un back to back mettendo in campo il quintetto, con il lèttone inaffidabile dal punto di vista della salute, e Hauser e Pritchard come elementi di rottura dalla panchina, sembrerebbe un bell’azzardo. Comunque Mazzulla è la dimostrazione, dopo Kerr, che dare spazio ai coach emergenti, invece che affidarsi a dei bolliti, è la mossa vincente. Appunto, vincente.
Arbitri
Zach Zarba (n. 28 – bianco capelli nerissimi, sembra più greco di quanto lo sia Tsitsipas): 7,5 – Nonostante fosse una gara 5, non ci sono state tante difficoltà per questa bella terna. Zarba è sempre più padrone del parquet diventando quasi invisibile. Da annotare il buon fischio nel secondo quarto quando Irving tocca il braccio di Tatum al tiro, poi è bravo ad amministrare con polso e sicurezza.
John Goble (n. 30 – bianco faccia da bambino): 7,5 – Vede bene a metà primo quarto Lively che fa un brutto blocco per Doncic, poi commette l’unico errore della partita quando fischia passi a Washington nel secondo quarto annullandogli due punti, ma in realtà era un corretto passo e tiro. Il resto della gara fila via liscio. È più bravo di quanto ha mostrato nelle due gare delle Finals arbitrate.
Bill Kennedy (n. 55 – nero con baffetto da sparviero): 7 – Di certo quello che ha preso più fischi dei tre, e non perché i falli sia avvenuti più nelle sue vicinanze. Vede bene a inizio gara Irving che spinge White e lo manda in lunetta, poi fischia una bella palla a due dopo che Tatum è stato stoppato da Washington. Poi sulla stessa ala dei Mavs è troppo fiscale quando fa un discreto scivolamento laterale, diciamo che è stato un classico fischio alla Kennedy. Chiude la serie vedendo bene un aggiustamento di Brown su un blocco per Tatum.
Voto Finals: 7,5 – Più che buono l’arbitraggio di queste Finals, con una leggera flessione in gara 3 di Capers e Davis. Zarba si conferma una certezza, Goble pure assieme a un Foster che lascia in spogliatoio il protagonismo. Kennedy si mette un po' in mostra, ma assieme agli altri 11 colleghi arbitrano bene, non hanno bisogno di rifilare tecnici, gestiscono bene le proteste di Doncic e conducono con professionalità e molta attenzione tutte le Finals. Di sicuro sono stati aiutati dalla difesa molle dei Mavs e dalla differenza tra le due squadre. Sempre lo stesso metro.
Mavericks at Celtics 88 – 106 (1-4)
Parziali: 18-28 / 28-39 / 21-19 / 21-20
Voti e giudizi
Dallas Mavericks
Luka Doncic: 5,5 – Fa più fatica del solito in attacco, anche se porta a casa i soliti 28 punti, con 12/25 al tiro. 12 rimbalzi in difesa, 5 assist e 3 rubate. Il suo mattoncino offensivo lo ha portato, è la difesa che è stata inguardabile, con Brown che gli fa un taglio sotto il suo naso nel primo quarto e va a inchiodare. La difesa a zona adattata di Kidd lo mette nella peggior condizione, vista la sua cattiva abitudine alla difesa e a non voltarsi mai a guardare se qualcuno arriva alle sue spalle o solo in taglio. Ha bisogno di giocare con una guardia che copra almeno un po' i suoi buchi difensivi, altrimenti diventa dura anche per gente grande e grossa come Lively impedire incursioni al ferro.
Finals voto medio: 5,5 – Con 29,2 punti è il migliore delle Finals, lo stesso per i 2,6 recuperi; tira male da 3 con il 24% e ai liberi con il 58%, aggiunge quasi 9 rimbalzi e “solo” 5,6 assist, il vero dato in calo e che ha fatto tutta la differenza del mondo. Si può dire che il suo apporto offensivo si è fatto sentire eccome, ma in difesa è stato tragico, costringendo Kidd a metter in campo una difesa a zona adattata, in cui lo sloveno ha fatto peggio che con la difesa a uomo. È evidente che non sarà mai un mastino, sarà compito della dirigenza dei Mavs mettergli attorno dei mastini. Comunque un fenomeno.
Kyrie Irving: 4,5 – 15 punti e 5/16 al tiro raccontano molto bene la difficoltà offensiva, e non solo di questa ultima gara delle Finals, dell’ex campione con i Cavaliers. Troppo fisici i Celtics nel reparto guardie, e le sue “magate” delle finali di Conference non gli sono più riuscite. Si fa notare più che altro per la grande sportività con cui per primo va a complimentarsi con tutti gli avversari.
Voto Finals: 4,5 – Che sia più responsabilità sua o merito dei Celtics, il vero Irving, sempre che ancora ci sia, non è pervenuto a queste Finals, in cui ha brillato in gara 3 e in gara 4, partita in cui gli uomini di Mazzulla non si sono proprio presentati in campo. Purtroppo l’accoppiata in difesa con lo sloveno è da brividi, mentre in attacco ha segnato quasi 20 punti a partita, con un mediocre 27% da 3 e il 41% al tiro globale, a cui ha aggiunto 5 assist. Tutto troppo poco per poter impensierire Tatum e compagnia. Poco incisivo.
Derrick Jones Jr: 6 – Discreta partita offensiva, con 10 punti e 4/8 al tiro, ma tutto nel primo tempo. In difesa si impegna, poi si smarrisce assieme a tutti gli altri Mavs.
Voto Finals: 5 – Venuti meno gli angoli per il suo tiro da 3, non continuo ma sicuramente efficace, ha perso la bussola, perdendo la sua fisicità così importante in difesa e anche in attacco, dove ha potuto veleggiare sopra il ferro solo un paio di volte. Forse è solo uno specialista che ha ben approfittato degli spazi creati da Doncic, ma non alle Finals. 6,6 punti a partita con un misero 25% da 3. Inutile.
P.J. Washington: 4,5 – Peggior partita della serie, 4 punti con 0/5 al tiro. 6 rimbalzi, 3 assist e 2 stoppate, ma inconsistente anche in difesa. 4 pessime perse. Eppure aveva iniziato le Finals molto bene.
Voto Finals: 6 – Ha iniziato molto bene la serie, poi è andato in calando. Può essere un ottimo elemento di contorno, che sa fare parecchie cose e in difesa sa farsi valere discretamente. Quasi 11 punti alle Finals con 6,2 rimbalzi. Polifunzionale.
Daniel Gafford: 6 – Come sempre pochi minuti – 11’ – con 6 punti. La sua energia la mette, di certo i falsi lunghi di Boston sono un problema per lui, ma sostanzialmente è stato continuo per tutta la serie. Nel secondo quarto ha una sequenza in cui stoppa Holiday, prende un rimbalzo offensivo, schiaccia e nell’azione dopo inchioda nuovamente.
Voto Finals: 6,5 – Solo 15’ in campo di media, ha sempre mostrato grande energia e forse lo si poteva cavalcare qualche volta di più in uno contro uno con Tatum. È l’unico dei Mavs ad aver avuto la sufficienza in tutte le gare. 8 punti con il 73%, a cui ha aggiunto 4,4 rimbalzi. Utile.
Derek Lively II: 5 – 2 rimbalzi in attacco, 2 in difesa e poco altro, se non una stoppata a Jaylen Brown nel terzo quarto. Si fa a sua volta stoppare nell’ultima frazione da White.
Voto Finals: 5,5 – Come ci si poteva aspettare da una matricola, l’ex Duke inizia la serie in modo tragico, poi infila due splendide prestazioni e poi cala nuovamente. Con le sue caratteristiche potrebbe crearsi un’importante carriera accanto a Doncic, se imparasse anche a tirare non sarebbe male. 5,6 punti con quasi il 71% al tiro e 8,2 rimbalzi, che non sono affatto pochi in 23’ in campo. Futuribile.
Josh Green: 7 – L’unico Mav, assieme a Exum, a giocare con intensità, senza guardare il tabellone. Mette 4 triple su 6 tentate, 14 punti e 2 rimbalzi, aggressività su White e sempre veloce in attacco. Fosse stato questo nelle prime due partite magari la serie si sarebbe potuta allungare.
Voto Finals: 5,5 – Un fantasma in gara 1 e 2, poi prende le misure e dà il suo apporto. Il problema è che non ha la stazza fisica per poterci stare alle Finals, e soprattutto, come la sua controparte Pritchard, non ha le skills per incidere. Si impegna e infatti da gara 3 inizia ad avere un impatto dalla panchina. Chiude con 5,4 punti e il 54% da 3 in poco meno di 20’ di impiego. Troppo piccolo fisicamente.
Maxi Kleber: 5 – 13’ minuti di sofferenza, con tiri corti e sbilenchi da 3, solo 2 punti e 3 rimbalzi. Mediocre anche l’apporto difensivo, anche se si fa notare su White in entrata nel primo quarto.
Voto Finals: 5 – Purtroppo si è presentato alle Finals con una spalla ancora fuori uso, tanto da non permettergli sostanzialmente di tirare da 3. Non è certo un fenomeno, ma nei piani di Kidd un paio di triple a partite avrebbe potuto inserirle e forse poteva essere un decente difensore su Tatum. 16’ in campo di sofferenza. Infortunato.
Dante Exum: 6,5 – Una tripla e tutta l’energia che può, ma 9’ in campo sono pochi per poter incidere.
Voto Finals: 7 – Quando Kidd lo ha scongelato dalla panchina, ha risposto improvvisamente presente, dando energia, entrata veloce nelle azioni di attacco, buona difesa e anche faccia tosta. Uno di quei giocatori non certo baciati dal talento, ma che hanno un loro perché. 4 punti con il 70%. Inaspettato.
Tim Hardaway Jr: 4 – Sbaglia l’unica tripla che scaglia, difende in modo spaesato e veramente poco o niente altro.
Voto Finals: 4 – Dopo essere stato il terzo marcatore dei Mavs durante la Regular Season, è pian piano scivolato in fondo alla panchina, e si è visto il motivo. Imbarazzante in difesa, trova un minimo di ritmo in gara 4 quando la partita è ampiamente finita, ma resta un momento isolato. Statistiche irrilevanti. Dannoso.
Coach Kidd: 4,5 – Cosa altro avrebbe potuto fare Kidd per invertire le sorti della serie? Probabilmente nulla, ma è l’allenatore di una squadra che si è presentata alle Finals, con sorpresa, ma meritatamente. Anche in questa gara 5 ha subito Mazzulla in tutto e per tutto, gli adattamenti difensivi sono stati fatti a fette da Jaylen Brown e Holiday in taglio, e in attacco 18 assist totali mostrano come non sia riuscito a dare una svolta alle sue Finals. Questa ultima partita ha mostrato ciò che si era già visto nelle prime 3 gare della serie, con qualche modifica in attacco, diminuendo i pick&roll alti sfruttando maggiormente gli uno contro uno dello sloveno e di Irving, e qualcosa in difesa: nulla di tutto ciò ha portato a limitare i Celtics. L’organico era evidentemente sottodimensionato per delle Finals, ma l’ex campione assieme a Wunder Dirk non ha mostrato niente di nuovo, nessun vero e importante adattamento per cercare di contrastare la valanga di Mazzulla. E questo è a suo demerito.
Voto Finals: 5 – Perdere alle Finals non è mai bello, farlo non facendo mai impensierire Mazzulla – tralasciamo gara 4 – è molto brutto. La differenza che sulla carta era ben chiara, sul campo è stata abissale: i Celtics hanno fatto dei Mavericks sostanzialmente quello che hanno voluto, e Kidd non ha mai trovato il modo di rendergli più difficile la vita. Gara 4 è stata sicuramente anche merito suo, ma appare chiaro che sia stato un passaggio a vuoto dei Celtics quasi calcolata. L’ex play dei Suns, Nets e Mavs ha avuto il merito di togliere il pick&roll alto favorendo l’uno contro uno delle guardie da gara 3, ma era già troppo tardi. Di solito alle Finals si vedono sempre degli adattamenti anche importanti, questa volta dai Mavs abbiamo avuto veramente poche novità. Di sicuro la responsabilità di questa sconfitta così pesante non è solo demerito di Kidd, o meglio, la si può leggere come un’impresa fino alla vittoria in Finale di Conference, poi oggettivamente la squadra non era all’altezza degli avversari. Se la dirigenza non mette mano, e anche pesantemente, al roster, Doncic l’anno prossimo non lo vediamo alle Finals. Portato a scuola da Mazzulla.
Boston Celtics
Jrue Holiday: 8 - MVP – Immenso campione, perfetto tassello di una squadra con due stelle che a differenza sua brillano anche per la spettacolarità delle giocate. Dopo l’oscenità di gara 4, si presenta al Garden tre volte consecutive al ferro, con una palla rubata. Poi smazza un assist a Brown che inchioda. Chiude il primo tempo con 11 punti e 6 assist, così, tanto per gradire. A inizio ripresa si sbizzarrisce con un rimbalzo offensivo, un assist per Tatum al ferro, 2 punti al ferro. 15 punti con 7/14 al tiro, 11 favolosi rimbalzi di cui 4 offensivi, 4 assist e una stoppata. Ma è quando e come attacca i Mavs, li distrugge un pezzo alla volta assieme a Tatum e Brown che fa di Holiday un giocatore da Finals importante come pochi altri. Senza parlare della difesa, monumentale su Irving, tanto da annullarlo completamente, su Doncic, facendolo sfiancare, e su chiunque gli si sia parato davanti in questa gara 5. È lui l’MVP della serie, a mani basse.
Voto Finals: 8,5 – Irrilevante che l’Nba abbia premiato Jaylen Brown, perché l’ex Bucks è il vero MVP di queste finali, giocate con una costanza e intelligenza cestistica impressionante. Esclusa l’oscena gara 4 da parte di tutti i Celtics, Holiday ha fatto tutto ciò di cui la squadra aveva bisogno: difesa asfissiante su Irving in gara 1 e 2, alternanza con Brown su Doncic e in post basso anche con avversari ben più alti di lui. In attacco ha fatto tutto ciò che era utile alla squadra, segnando 14,4 punti a partita con il 54% da 2 – migliore tra le guardie di entrambe le squadre – e il 42% da 3. Ha smazzato 3,8 assist e preso la bellezza di 7,4 rimbalzi a partita, di cui 2,6 in attacco – migliore dei Celtics in questa voce. Ha segnato in avvicinamento, da 3, spalle a canestro, in taglio e ogni volta sono stati canestri pesanti. Per il fatto di non essere un giocatore che vuole le luci della ribalta, è stato spesso sottovalutato, mentre già ai Pelicans aveva fatto vedere di poter essere il tassello perfetto per una squadra che puntava al titolo. I Bucks lo avevano intuito, e infatti l’anello è arrivato anche grazie a lui. Poi, incredibilmente, hanno deciso di cederlo e i Celtics hanno fatto la scelta giusta, privandosi di una bandiera dei Celtics come Smart. La sua intelligenza cestistica, sapere cosa va fatto in campo e soprattutto quando, lo pongono tra i migliori giocatori di contorno alle stelle di una squadra. Imprescindibile.
Derrick White: 7,5 – Probabilmente si è tenuto in memoria le sue gare 5 e 6 delle Finals con gli Warriors, tra le peggiori della sua carriera, per infilare una bella, concreta ed efficace gara 5 fatta di 14 punti, 4 triple con il 50% al tiro, 4 rimbalzi offensivi – nel deserto dell’area dei Mavs, bisogna ammettere – e altrettanti in difesa, 2 rubate e la solita bella stoppata. Come sempre in difesa ha aggredito con i giusti tempi i Mavs, e in attacco è stato ordinato e perfettamente inserito nel gioco di Mazzulla.
Voto Finals: 7,5 – Tolta gara 4, la costanza di rendimento ha fatto da padrona, mostrando quella solidità offensiva che era mancata all’ex Spurs durante le Finals di due anni fa. Quasi 14 punti a partita, il 39% da 3 con 3,5 triple a segno per ogni gara – il migliore delle Finals – a cui ha aggiunto quasi 5 rimbalzi e una stoppata. Oltre alla grande tecnica e efficacia difensiva, tra le migliori tra le guardie di tutta l’Nba, il suo marchio di fabbrica sta diventando il tiro da 3 fuori ritmo. Finalmente affidabile.
Jaylen Brown: 7 – Inizia con due triple sul ferro e con basse percentuali, poi nel secondo quarto inizia a macinare con il suo gioco fatto di aggressività, di tagli al ferro che gli portano 15 punti sul tabellino prima del riposo. In difesa sfianca Doncic, come ha fatto per tutta la serie, dandosi ogni tanto il cambio con Holiday, passando quindi su Irving, senza perdere di efficacia. È un po' impreciso in attacco, 7/23 di cui 2/9 da 3, mette 21 punti in totale a cui aggiunge 8 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate e una sola persa, per un’altra partita a tutto tondo, in cui ha mostrato di essere diventato un giocatore globale, con varietà in attacco e grandissima solidità in difesa. Un po' a sorpresa nominato MVP della Finals, dato che Holiday è stato di un gradino leggermente superiore.
Voto Finals: 8 – Votato MVP delle Finals con 20,8 punti a partita, 5,4 rimbalzi, 5 e 1,6 recuperi. A parte gara 4, è stato costante in attacco e con una favolosa gara 3 ha mostrato la sua maturità come giocatore. In difesa è stato il migliore della serie sul proprio uomo di riferimento – Holiday ha marcato chiunque – iniziando gara 1 con una difesa mostruosa su Doncic, preludio a un’intera serie in cui lo sloveno è stato messi in palese difficoltà da Brown. Quando un paio di anni fa si sentivano voci di una sua possibile cessione per incompatibilità con Tatum, in tanti hanno pensato fosse una follia, e infatti questo titolo ha mostrato quanto siano perfettamente amalgamati. Grande serie, grandi playoff in generale. Veramente tanto forte.
Jayson Tatum: 8 – Si fa stoppare da Washington a inizio gara e sbaglia stranamente da 2, poi ingrana la marcia e inizia ad asfaltare i Mavs, segnando 16 punti con ben 9 assist nel primo tempo. È sostanzialmente immarcabile per le ali dei Mavericks, oltre a giocare una solida partita difensiva. Nell’ultima frazione sfoga tutta la sua frustrazione, trasformata in crescita, di quella gara 6 di due anni fa in cui sembrò l’ombra di quello che sarebbe potuto essere: un gioco da 3 punti, un canestro in entrata e un altro da fuori per il +24 che sancisce la vittoria dei Celtics.
Voto Finals: 8 – Miglior marcatore dei Celtics con 22,2 punti a partita, tirando male – 39% globale e solo il 26% da tre – ma non smettendo mai di attaccare e soprattutto dando l’impressione di essere molto focalizzato sulla vittoria finale. Miglior rimbalzista dei suoi con 7,8 palle prese sotto i ferri, e miglior assistman – 7,2 palle smazzate e il 93% ai liberi. È il prototipo del giocatore globale, altissimo per essere una guardia che gioca come una guardia, un’ala e talvolta si può permettere anche di marcare qualche centro. In gara 5 si prende la ribalta, come se volesse cancellare la sua pessima prestazione di gara 6 di due anni. Fortissimo, ma tanto.
Al Horford: 7 – Mette la tripla del 9-2 Celtics, facendo capire che la sua continuità l’avrebbe messa in campo anche in questa partita, fino alla fine. E così è stato, sopperendo molto bene all’assenza di Porzingis. Nel terzo quarto mette la seconda tripla di serata e un buon canestro in avvicinamento, chiudendo con 9 punti e 9 bei rimbalzi e due rubate.
Voto Finals: 7 – Ciò che impressiona è la costanza di rendimento e la disciplina con cui ha giocato, dai movimenti in attacco alla difesa della sua area. Porzingis o meno, il suo approccio non è cambiato di una virgola. 7 punti di media con un favoloso 47% da tre e 6,2 rimbalzi in 30’ di impiego. Non si vede motivo per cui non possa replicare un’annata così anche nella prossima stagione. Finalmente l’anello.
Kristaps Porzingis: 5,5 – I suoi 16’ in campo con 5 punti gli potevano tranquillamente essere risparmiati, ma è evidente che Mazzulla ha voluto far sentire anche al lèttone la vittoria calcando il parquet, nonostante fosse visibilmente infortunato.
Voto Finals: 7,5 – Gioca meno di due partite, e per fortuna infila una memorabile gara 1. Che fosse fragile lo si sapeva, e in tanti si sono chiesti perché i Celtics scommettessero sul lèttone: l’anello è la risposta, anche se forse c’è molto altro da dire. Sta di fatto che per quello che ha potuto, ha giocato anche una gara 2 discreta, mentre gara 5 è stata solo il contentino di averlo in campo. Poco più di 12 punti in 20’ di impiego. Con lui aggiustato, si avrebbero avuti divari ben diversi. Incerottato.
Sam Houser: 7 – Ancora un’altra prova molto convincente, con 2 triple a segno e soprattutto con 3 rimbalzi offensivi e una difesa molto aggressiva sulle guardie Mavs. Una vera sorpresa, soprattutto nella costanza delle prestazioni, nonostante l’altalenanza nel tiro da 3.
Voto Finals: 7,5 – Quando un tiratore perde la precisione al tiro, tende a demoralizzarsi e rifiutare i tiri. I veri tiratori, invece, se ne sbattono e continuano, prima poi entrerà. E così è stato anche per Hauser, con il 48% da tre – migliore delle Finals – e 8 punti a partita. Ma quello che stupisce è l’accanimento con cui ha difeso, tanto da sembrare addirittura uno specialista mandato in campo sulle tracce di Doncic e Irving. 15’ in campo a partita veramente meritati. Tiratore o difensore?
Payton Pritchard: sv – 1’ solo minute in campo, sufficiente per la solita tripla da centrocampo.
Voto Finals: 5 – Per la foga e grinta messa in campo meriterebbe un voto alto, per l’efficacia, invece, non ci si può scostare dall’insufficienza piena. Le uniche cose degne di nota in attacco sono le due triple segnate da metà campo allo scadere, poi è evidentemente fuori ritmo e sotto taglia per marcare Doncic e stranamente anche per Irving. Inutilmente agitato.
Coach Mazzulla: 8 – Tattica che funziona, non si cambia. E così è stato anche in gara 5. Sostanzialmente questa ultima vittoria è figlia della preparazione per la serie già presentata in campo in gara 1, dato che poi Mazzulla ha dovuto adattare ben poco, vista la pochezza delle variazioni sul tema di Kidd. Ha dominato gara 5, in attacco e in difesa, dove ha nuovamente distrutto la squadra texana grazie all’efficacia delle sue tre guardie titolari (Holiday, White e Brown). In attacco ha lasciato briglia sciolta soprattutto a Tatum, e in buona parte anche a Brown, ottenendo da tutti gli altri una maggiore disciplina. Ha dimostrato che si può vincere un anello con 5 giocatori e un paio di comprimari che stanno in campo non più di 15’, e avendo una delle stelle infortunata per quasi tutte le Finals. Complimenti, l’uomo giusto al posto giusto.
Voto Finals: 8 – Non aver avuto davanti una contender del giusto livello non deve sminuire ciò che Mazzulla ha fatto, e la regular season è lì a dimostrarlo. Ha insistito con il suo gioco fatto di grande volume da tre anche se le percentuali non gli davano ragione, perché questo apriva comunque il campo alle scorribande al ferro del trio delle meraviglie Holiday-Brown-Tatum. In difesa ha tolto completamente la chiave con cui Kidd aveva scassinato i T-Wolves, cioè pick&roll alto, gestione del raddoppio da parte di Doncic che scarica al lungo in post alto che apre per il tiro da tre negli angoli: non solo, ha riempito l’area con i vari Horford, Holiday e Tatum quando lo sloveno e Irving passavano la prima linea. Favolosa difesa di squadra, applicata alla lettera da tutti i Celtics. Stona la gara 4, in cui non sono proprio scesi in campo e quindi da un certo punto di vista poco giudicabile. La scommessa Holiday al posto di Smart è stata ampiamente vinta, quella su Porzingis parzialmente, ne senso che non ha giocato 20 partite nella stagione regolare e ai playoff si è presentato pronto in realtà veramente per manciate di minuti, con una fantastica gara 1. Vedremo così farà la dirigenza, perché scommettere su un back to back mettendo in campo il quintetto, con il lèttone inaffidabile dal punto di vista della salute, e Hauser e Pritchard come elementi di rottura dalla panchina, sembrerebbe un bell’azzardo. Comunque Mazzulla è la dimostrazione, dopo Kerr, che dare spazio ai coach emergenti, invece che affidarsi a dei bolliti, è la mossa vincente. Appunto, vincente.
Arbitri
Zach Zarba (n. 28 – bianco capelli nerissimi, sembra più greco di quanto lo sia Tsitsipas): 7,5 – Nonostante fosse una gara 5, non ci sono state tante difficoltà per questa bella terna. Zarba è sempre più padrone del parquet diventando quasi invisibile. Da annotare il buon fischio nel secondo quarto quando Irving tocca il braccio di Tatum al tiro, poi è bravo ad amministrare con polso e sicurezza.
John Goble (n. 30 – bianco faccia da bambino): 7,5 – Vede bene a metà primo quarto Lively che fa un brutto blocco per Doncic, poi commette l’unico errore della partita quando fischia passi a Washington nel secondo quarto annullandogli due punti, ma in realtà era un corretto passo e tiro. Il resto della gara fila via liscio. È più bravo di quanto ha mostrato nelle due gare delle Finals arbitrate.
Bill Kennedy (n. 55 – nero con baffetto da sparviero): 7 – Di certo quello che ha preso più fischi dei tre, e non perché i falli sia avvenuti più nelle sue vicinanze. Vede bene a inizio gara Irving che spinge White e lo manda in lunetta, poi fischia una bella palla a due dopo che Tatum è stato stoppato da Washington. Poi sulla stessa ala dei Mavs è troppo fiscale quando fa un discreto scivolamento laterale, diciamo che è stato un classico fischio alla Kennedy. Chiude la serie vedendo bene un aggiustamento di Brown su un blocco per Tatum.
Voto Finals: 7,5 – Più che buono l’arbitraggio di queste Finals, con una leggera flessione in gara 3 di Capers e Davis. Zarba si conferma una certezza, Goble pure assieme a un Foster che lascia in spogliatoio il protagonismo. Kennedy si mette un po' in mostra, ma assieme agli altri 11 colleghi arbitrano bene, non hanno bisogno di rifilare tecnici, gestiscono bene le proteste di Doncic e conducono con professionalità e molta attenzione tutte le Finals. Di sicuro sono stati aiutati dalla difesa molle dei Mavs e dalla differenza tra le due squadre. Sempre lo stesso metro.