seanma ha scritto:Paolo ERA un integralista (sto rileggendo or ora qlc lettera) , quindi non è questione di misinterpretazione, quanto di cambiamento di rotta.
Aoh, la parola "integralista" la dovete sotterrare piuttosto che usarla alla cazzo di cane.
Paolo era un uomo del suo tempo che parlava ad uomini del suo tempo. Sto papa è un uomo del suo tempo che parla a gente del suo tempo.
Paolo, il più grande PR che la religione cristiana abbia mai conosciuto, che ha venduto un'oscura setta derivata dall'ebraismo al mondo greco-romano, ovvero al mondo occidentale, non era integralista, stava fondando una religione.
Il giudizio di integralismo lo puoi dare solo a posteriori, ma svincolato dal contesto storico non ha semplicemente senso.
Nel mondo romano "pagano" la donna era sottoposta, fino al matrimonio (che avveniva normalmente in assai giovane età) alla patria potestas, in pratica una sottomissione totale che poteva arrivare anche al diritto di vita o di morte, dopodichè ella apparteneva al marito, nè più nè meno.
Era a quella gente che Paolo parlava.
D'altra parte praticamente tutti gli studiosi dell'islam sono concordi nell'affermare che la condizione della donna nelle culture pre-islamiche tribali del medioriente era assai peggiore di quella predicata dall'islam stesso, quindi si può dire che, in relazione al proprio tempo, l'islam dei primi secoli rappresentava anche un movimento di liberazione, seppur parziale, della donna.
Ora, questo non deve ingannare sulla natura delle religioni istituzionalizzate come il cristianesimo o l'islam: esse si fanno portatrici di valori assoluti (tutte quante indiscriminatamente dispregiano il relativismo) e tuttavia sono costrette ad "inseguire" continuamente il divenire delle società umane.
Mi guardo bene dall'usare la parola "progresso", chè è un concetto sdrucciolevole e foriero di ulteriori discordie.
Anche la condizione della donna nell'islam è più che variegata di paese in paese e tuttavia essa rimane, in media, una condizione di sottomissione all'uomo peggiore di quanto non avvenga nelle "progredite" società occidentali. Questo non tanto grazie all'islam, le cui interpretazioni sono, se è possibile, ancora più variegate e sfaccettate di quanto non lo siano quelle del messaggio di cristo, ma in virtù di quella che potremmo definire sommariamente l'arretratezza culturale delle società in cui la religione praticata in prevalenza è l'islam. Quanto sia responsabile l'islam di tale "arretratezza" è un quantum un tantino arduo da definire e direi al di là della nostra portata, qui.
D'altro canto non si può certo attribuire alla chiesa cattolica (minuscolo) gran merito riguardo alla condizione della donna occidentale di oggi; esattamente come essa ha adeguato nei secoli la cosmogonia primitiva ed infantile del libro della genesi fino a farla coincidere con i dettami dell'astrofisica moderna, così tenta, nel tempo, di adeguare, con le dovute cautele, la propria dottrina sociale al mutamento inarrestabile delle società moderne.
E' mia opinione che, se da un lato questa scelta risulta obbligata per ovvi motivi, dall'altro rivela l'impostura del presentarsi come istituzione interprete della rivelazione divina.
Dato che da pietro (o chi per lui) a francesco primo d'argentina passando per un'interminabile serie di figuri, ora apparentemente liberali, ora apparentemente oscurantisti, la dottrina della chiesa in ogni campo è mutata in maniera clamorosa, non può non nascere il sospetto assai fondato che la suddetta rivelazione divina sia tutt'altro che perfetta e che dunque sia soggetta ad un processo continuo di rimasticatura che procede di pari passo col progredire della ragione umana.
Spero fin qui di aver scritto cose ovvie per chiunque abbia raggiunto almeno l'età della ragione.
In tutto questo la parola "integralismo" (secondo la tua/vostra accezione) assume un connotato ambivalente: si può essere integralisti contro il dettato delle auctoritas (come il papa o qualche imam) e si E' di fatto integralisti secondo il dettato di quelle stesse auctoritas. In effetti, dal momento che il papa si esprime in merito alla condizione della donna seguendo una certa linea "progressista" e giustificando il proprio dettato secondo dottrina, l'integralista chi è? Chi accetta il dettato papale seguendolo come l'interpretazione VERA della parola o, al contrario, un qualsiasi Langone, un qualche Adinolfi da quattro soldi che ribadisce testardamente la necessità della sottomissione e della permanenza in uno stato di subalternità ignorante da parte delle donne? D'altra parte quello che loro dicono di credere non è altro che quello che qualche papa ha notificato ex-cathedra alla ecclesia non più di un secolo e mezzo o due fa.
Quindi può semplicemente essere che in ogni religione istituzionalizzata, ovvero dotata di preti, culti codificati e edifici consacrati, questa tensione continua tra "integralismo" e rottura "progressista", questo divenire dialettico in senso strettamente idealistico non sia altro che la forma stessa in cui quella stessa religione sopravvive nel tempo. Se questo è vero (e secondo la mia opinione lo è) l'"integralismo" non è altro che una parte NECESSARIA dell'assunto religioso.
Grazie per l'attenzione e buonanotte.