Veganismo, vegetalismo, animalismo
- Rog
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
sono più o meno in linea con quanto scritto da dHazed.
aggiungo solo che spesso le uova (che comunque non mangio in grande quantità) le prendo da zii/parenti vari che hanno le galline, ed anche i formaggi, li prendo comunque da gente che li fa in casa.
poi, ripeto, molto spesso la domenica dai miei mangio carne, insieme ad una polenta grande come una palla da basket...
aggiungo solo che spesso le uova (che comunque non mangio in grande quantità) le prendo da zii/parenti vari che hanno le galline, ed anche i formaggi, li prendo comunque da gente che li fa in casa.
poi, ripeto, molto spesso la domenica dai miei mangio carne, insieme ad una polenta grande come una palla da basket...
- Loki
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
è un argomento che mi interessa... appena il lavoro mi permette di scrivere 10 minuti in santa pace vorrei dire la mia.
- seanma
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
scusa, rog, abbi pazienza con uno scemo come me.
sei vegetariano (vegano?) però per non 'deludere' i tuoi, la domenica mangi carne?
rimango perplesso. giuro che non c'è intento polemico
sei vegetariano (vegano?) però per non 'deludere' i tuoi, la domenica mangi carne?
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- Fra
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
Non so se sei un etologo, in caso il discorso finisce rapidamente, perché io parlo da profano.Zero ha scritto:Il cane fu addomesticato prima (addirittura nel paleolitico) mentre il gatto solo nel neolitico. E' geneticamente normale che il gatto sia più indipendente.Fra ha scritto:L'unico animale addomesticato che non sopravviverebbe in natura tra quelli che hai menzionato, è forse proprio il cane (alcune razze, almeno) che però non penso sia stato addomesticato in senso funzionale, anche perché il primo cane era in realtà... un lupo. Col tempo e il lavoro sulla selezione si è arrivati a razze funzionali, ma penso che all'inizio, si sia trattato di qualche marmocchio che trovò un lupo cucciolo e disse a papà "tipregolopossiamoteneretipregotiprego".
Il gatto invece secondo me si è addomesticato da solo, da bravo paraculo felino
Non ho capito se hai fatto una battuta su "tipregolopossiamoteneretipregotiprego" ma ci sono molti studi sull'evoluzione del rapporto cane-uomo (ed anche gatto-uomo). E le tesi più accreditate e' che l'uomo abbia iniziato ad "usare" il pro-genitore del cane (lupo) come tecnica di caccia. Visto il successo del binomio (e poi per le tante funzioni successive a cui abbiamo adibito il cane) ecco qui il cane moderno con tutte le sue razze che e' presente in molte case.
Pecore, mucche, polli sono stati "creati" dall'uomo nella loro forma attuale sono stati creati dall'uomo per massimizzare produzione di lana e latte che sono inutili per vivere nella natura. Difficilmente la specie sopravviverebbe. Poi magari si potrebbero evolvere per adattarsi alla situazione ma - non sono esperto, quindi non ci metto la mano sul fuoco - sono processi su scale temporali ampie che non so se fosse biologicamente possibile. Il maiale sapevo che fosse una specie molto adattabile. Forse perché ancora molto vicino al corrispondente selvatico.
So dei cani e del loro addomesticamento, ne ho letto in un libro di Valeria Rossi, e come lei, non credo molto alla storia dell'uomo primitivo (che passa le sue giornate a tentare di sopravvivere) e decide scientemente e scientificamente di addomesticare il lupo, che è un animale schivo ed estremamente indipendente.
Penso che si sia partiti dai cuccioli, e quindi, probabilmente, anche dai sentimenti, posto che, sulla transizione verso la caccia e il cibarsi di carne, ti consiglio l'ultimo libro di Calasso, "Il Cacciatore Celeste", che racconta una transizione tutt'altro che indolore e razionale, come sembra a leggere certe ricostruzioni che non tengono conto dell'habitat culturale di quegli uomini per i quali il rapporto uomo-animale era molto meno netto rispetto al nostro.
Mucche, pecore, e persino polli possono sopravvivere in natura, a determinate condizioni; partoriscono e si riproducono naturalmente, a quanto ne so, mangiano erba (o vermi, nel caso del pollo) che troverebbero anche in natura, e in posti come la pianura padana, non hanno un predatore che è uno. Ovviamente non sarebbero milioni, come oggi.
- Rog
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
non lo sono, l'ho già detto prima.seanma ha scritto:scusa, rog, abbi pazienza con uno scemo come me.
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mia moglie lo è, e questo fa di me un (quasi) vegetariano (quasi cit.).
dai miei non rinuncio perché mia mamma fa piatti che mi piacciono, mica per non deluderla...
è sempre il solito discorso: io non credo che si debba per forza essere bianchi o neri, cioè, o non tocchi un cm di carne, o la mangi ad ogni pasto. su 14 pasti settimanali, mangerò carne in 2... a volte uno, a volte zero, a volte 3, ecc...
- seanma
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- Domanda di controllo 2: boston
Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
io sono come te, ma non mi definerei mai semivegetariano, x il semplice fatto che adoro la carne. x me il discrimine è 'emotivo'.
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- amantino
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
e quei meravigliosi hamburger che mettevi su instagram?Rog ha scritto:non lo sono, l'ho già detto prima.seanma ha scritto:scusa, rog, abbi pazienza con uno scemo come me.
sei vegetariano (vegano?) però per non 'deludere' i tuoi, la domenica mangi carne?
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mia moglie lo è, e questo fa di me un (quasi) vegetariano (quasi cit.).
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- Rog
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
con quelli, effettivamente, ho rallentato un casino.
-
Zero
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- Domanda di controllo 2: indiana
Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
Beh e' l'evoluzione del rapporto uomo-cane che ci porta a dire che all'inizio per l'uomo era uno strumento di caccia. Poi se il primo uomo lo ha addomesticato perché era simpatico e carino non lo so, ma e' scientificamente irrilevante dato il "successo" della coppia e della sua successiva evoluzione (evoluzione nel paleolitico del cane per massimizzare la caccia)Fra ha scritto:Non so se sei un etologo, in caso il discorso finisce rapidamente, perché io parlo da profano.Zero ha scritto:Il cane fu addomesticato prima (addirittura nel paleolitico) mentre il gatto solo nel neolitico. E' geneticamente normale che il gatto sia più indipendente.Fra ha scritto:L'unico animale addomesticato che non sopravviverebbe in natura tra quelli che hai menzionato, è forse proprio il cane (alcune razze, almeno) che però non penso sia stato addomesticato in senso funzionale, anche perché il primo cane era in realtà... un lupo. Col tempo e il lavoro sulla selezione si è arrivati a razze funzionali, ma penso che all'inizio, si sia trattato di qualche marmocchio che trovò un lupo cucciolo e disse a papà "tipregolopossiamoteneretipregotiprego".
Il gatto invece secondo me si è addomesticato da solo, da bravo paraculo felino
Non ho capito se hai fatto una battuta su "tipregolopossiamoteneretipregotiprego" ma ci sono molti studi sull'evoluzione del rapporto cane-uomo (ed anche gatto-uomo). E le tesi più accreditate e' che l'uomo abbia iniziato ad "usare" il pro-genitore del cane (lupo) come tecnica di caccia. Visto il successo del binomio (e poi per le tante funzioni successive a cui abbiamo adibito il cane) ecco qui il cane moderno con tutte le sue razze che e' presente in molte case.
Pecore, mucche, polli sono stati "creati" dall'uomo nella loro forma attuale sono stati creati dall'uomo per massimizzare produzione di lana e latte che sono inutili per vivere nella natura. Difficilmente la specie sopravviverebbe. Poi magari si potrebbero evolvere per adattarsi alla situazione ma - non sono esperto, quindi non ci metto la mano sul fuoco - sono processi su scale temporali ampie che non so se fosse biologicamente possibile. Il maiale sapevo che fosse una specie molto adattabile. Forse perché ancora molto vicino al corrispondente selvatico.
So dei cani e del loro addomesticamento, ne ho letto in un libro di Valeria Rossi, e come lei, non credo molto alla storia dell'uomo primitivo (che passa le sue giornate a tentare di sopravvivere) e decide scientemente e scientificamente di addomesticare il lupo, che è un animale schivo ed estremamente indipendente.
Addirittura recentemente ci sono ipotesi che il binomio uomo-cane sia stato anche la causa della vittoria dell'Homo Sapiens sui Neanderthals. A proposito di libri consigliati
https://www.guardianbookshop.com/catalo ... id/285534/
Benim adım Ebruli.
- Fra
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- Domanda di controllo 2: nessuna
Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
Che in antropologia il motivo per cui si fa una determinata cosa possa essere irrilevante, mi sembra una discreta enormità, però forse mi sbaglio.
-
Zero
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- Domanda di controllo 2: indiana
Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
penso sia molto più antropologicamente interessante il perché sia stato copiato e quindi non sia stato un unicum nella storia. E non e' stato perché il cucciolo di lupo era coccoloso.Fra ha scritto:Che in antropologia il motivo per cui si fa una determinata cosa possa essere irrilevante, mi sembra una discreta enormità, però forse mi sbaglio.
Benim adım Ebruli.
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Encolpio
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
La transizione da lupo a cane da caccia ha richiesto millenni e la ritengo una delle più incredibili conquiste umane. Che giá i primitivi si servissero dei "cani" è indubbio ed è probabile che le prime selezioni siano nate proprio incrociando lupi particolarmente coccolosi.
- Buido Gagatta
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
Grazie per le risposte Rog e dHazed.
Loki ha scritto:buido è la conferma che il mondo va a puttane.
seanma ha scritto:tu temo sia solo un buzzurro.
- Frau Blücher
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
posto che io la racchetta Sandokan continuerò a usarla....
Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”
C’era una volta una fastidiosissima zanzara «Perché fastidiosissima?», salterà su Paolo Isotta. Ricominciamo. C’era una volta un coltissimo storico della musica e critico musicale di nome Paolo Isotta, famoso per l’enciclopedica erudizione e l’affilata ferocia di certe recensioni capaci di ghigliottinare anche i più venerati baritoni o tenori, che aveva una devozione meno nota: gli animali. Al punto di scrivere un dottissimo e sciccoso libro di 448 pagine, Il canto degli animali, edito da Marsilio, dove prende la parti perfino della zanzara.
Racconta dunque, riprendendo un poemetto giovanile attribuito a Virgilio, che «un pastore s’addormenta su un prato in un assolato meriggio estivo; un orribile serpente sta per assalirlo quando una Zanzara lo punge. L’ampia descrizione del rettile anticipa forse il mostro nelle spire del quale muore Laocoonte nel Secondo Libro dell’Eneide. Così il vecchio, schiacciata la Zanzara, si risveglia e si salva. Dopo un poco gli appare l’ombra del culex : morto per salvarlo, insepolto senza onori funebri, vagherà per l’Ade senza poter condividere il destino dei giusti. Supplica così il pastore di attribuirgli tali onori». Una supplica «toccante».
Non è un’enciclopedia letteraria, artistica e musicale intorno al mondo animale, il «canto» di Isotta. Men che meno pretende d’essere esaustiva. È «un’antologia personale». Meglio: «Una silloge di meraviglie musicali, poetiche, narrative». Che trabocca di due sentimenti. Il primo è l’amore: «Ho compreso che gli animali sono nostri fratelli, una essendo la Natura e provenendo tutto dallo stesso seme. (…) simboli e nunzi di una realtà che non riusciamo da soli a percepire». Il secondo la collera contro chi li uccide e umilia: «Mi auguro di apportare anch’io, con queste pagine, una pietruzza all’edificio ch’è comune desiderio di molti: l’abolizione della caccia, in cielo, sulla terra e per mare; la chiusura, per sempre, dei luoghi di tortura degli animali, i circhi equestri, i delfinari, i giardini zoologici, i mattatoi, gli allevamenti di pollame più crudeli ancora dell’uccisione di queste bestie».
Colpa, in buona parte, della cultura biblica «dominata da feroce antropocentrismo. Quando Noè esce dall’Arca con tutti gli animali salvati dal diluvio, ecco l’annuncio divino da lui udito (Genesi, 9, 2-3): «Paura e terrore di voi siano in tutte le creature del mondo: gli uccelli che volano nel cielo e le bestie che vanno sulla terra, e i pesci del mare. Essi sono ora in vostro potere. Ogni animale che si muove e ha vita sarà il vostro cibo».
«Puah! La carne!», sbotterebbe un Tommaso Marinetti vegano. Lo scriveva già Plutarco: «Mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo mense di corpi morti e corrotti, diede altresì il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poté la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riuscì l’olfatto a sopportarne il fetore?».
È ricchissimo e affascinante, il percorso del Canto tra la pittura (che ci fa un gatto atterrito tra la Vergine e l’arcangelo nell’Annunciazione di Lorenzo Lotto?), la letteratura (il pianto dei cavalli per la morte di Patroclo nell’Iliade: «Calde lacrime cadevano al suolo/ dalle palpebre loro, mentre piangevano/ ripensando al loro cocchiere; s’infangava la folta criniera/ riversandosi giù dal collare») e la musica. Dove Isotta spiega ad esempio come la Leggenda di Franz Liszt ispirata a La predicazione agli uccelli di san Francesco occupi all’inizio «la zona acuta della tastiera per raffigurare – esattamente – una moltitudine di pennuti dalla quale perviene a noi un canto indistinto dato dalla somma dei singoli canti. Così quartine di biscrome si susseguono con una figurazione mista di frammenti di scala e arpeggi».
Non mancano il citarista Arione salvato dai delfini e narrato da Ovidio («Allor – chi ’l crederebbe? – si dice che pose un delfino/ sé col ricurvo dorso sotto quel peso strano./ Siede egli e tien la cetra e pel pagamento del porto/ canta, e l’onde del mare addolcisce col canto») e i quattro capponi che Renzo porta all’avvocato Azzeccagarbugli facendo «balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura».
E poi i «cavalli normanni» di Giovanni Pascoli che «alle lor poste/ frangean la biada con rumor di croste») e i molossi di Lucrezio aggressivi e ringhiosi ma non «quando si provano a dolcemente lambire con la lingua i loro cuccioli o li sballottano con le zampe, e assalendoli a morsi senza stringere i denti fingono teneramente d’ingoiarli». O ancora l’orchestra de Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov: «Adesso infuriava uno jazz di scimmie. Un gigantesco gorilla dalle fedine irsute dirigeva, con una tromba in mano, ballonzolando pesantemente. In una sola fila sedevano degli orangutàn che soffiavano nelle trombe luccicanti. Allegri scimpanzè con le fisarmoniche sedevano a cavalcioni sulle loro spalle».
Per non dire dell’asino crocefisso al museo del Palatino, forse una sarcastica presa in giro di chi lo pregava ma non solo: «La mitezza dell’asino fa di quest’animale, dalle straordinarie intelligenza e bontà, un simbolo del Christus patiens, del Cristo che sopporta la sofferenza per redimerci».
E come dimenticare il ciuco cantato da Don Magnifico ne La Cenerentola di Rossini? «Mi sognai fra il fosco e il chiaro/ un bellissimo somaro;/ un somaro, ma solenne. / Quando a un tratto, oh che portento!/ su le spalle a cento a cento/ gli spuntarono le penne,/ ed in alto, sciù, volò!».
Eppure, tra tanti geni dell’arte antica e moderna, spicca nel Canto degli animali Totò. Con Sarchiapone e Ludovico, il «dialogo fra un povero Cavallo e un Asino filosofo avviati al macello». Non sono più utili: via. Il Cavallo, che era stato splendido e coccolato da quel padrone che lo manda ora a morte, non si dà pace. Il Somaro sospira: «Sienteme buono e vide che te dico:/ la bestia umana è un animale ingrato./ Mm’ he a credere parola ’e Ludovico,/ ca mm’ è venuto ’o schifo d’ ’o campà./ Nuie simmo meglio ’e lloro, t’ ’o dico io:/ tenimmo core ’mpietto e sentimento».
Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”
C’era una volta una fastidiosissima zanzara «Perché fastidiosissima?», salterà su Paolo Isotta. Ricominciamo. C’era una volta un coltissimo storico della musica e critico musicale di nome Paolo Isotta, famoso per l’enciclopedica erudizione e l’affilata ferocia di certe recensioni capaci di ghigliottinare anche i più venerati baritoni o tenori, che aveva una devozione meno nota: gli animali. Al punto di scrivere un dottissimo e sciccoso libro di 448 pagine, Il canto degli animali, edito da Marsilio, dove prende la parti perfino della zanzara.
Racconta dunque, riprendendo un poemetto giovanile attribuito a Virgilio, che «un pastore s’addormenta su un prato in un assolato meriggio estivo; un orribile serpente sta per assalirlo quando una Zanzara lo punge. L’ampia descrizione del rettile anticipa forse il mostro nelle spire del quale muore Laocoonte nel Secondo Libro dell’Eneide. Così il vecchio, schiacciata la Zanzara, si risveglia e si salva. Dopo un poco gli appare l’ombra del culex : morto per salvarlo, insepolto senza onori funebri, vagherà per l’Ade senza poter condividere il destino dei giusti. Supplica così il pastore di attribuirgli tali onori». Una supplica «toccante».
Non è un’enciclopedia letteraria, artistica e musicale intorno al mondo animale, il «canto» di Isotta. Men che meno pretende d’essere esaustiva. È «un’antologia personale». Meglio: «Una silloge di meraviglie musicali, poetiche, narrative». Che trabocca di due sentimenti. Il primo è l’amore: «Ho compreso che gli animali sono nostri fratelli, una essendo la Natura e provenendo tutto dallo stesso seme. (…) simboli e nunzi di una realtà che non riusciamo da soli a percepire». Il secondo la collera contro chi li uccide e umilia: «Mi auguro di apportare anch’io, con queste pagine, una pietruzza all’edificio ch’è comune desiderio di molti: l’abolizione della caccia, in cielo, sulla terra e per mare; la chiusura, per sempre, dei luoghi di tortura degli animali, i circhi equestri, i delfinari, i giardini zoologici, i mattatoi, gli allevamenti di pollame più crudeli ancora dell’uccisione di queste bestie».
Colpa, in buona parte, della cultura biblica «dominata da feroce antropocentrismo. Quando Noè esce dall’Arca con tutti gli animali salvati dal diluvio, ecco l’annuncio divino da lui udito (Genesi, 9, 2-3): «Paura e terrore di voi siano in tutte le creature del mondo: gli uccelli che volano nel cielo e le bestie che vanno sulla terra, e i pesci del mare. Essi sono ora in vostro potere. Ogni animale che si muove e ha vita sarà il vostro cibo».
«Puah! La carne!», sbotterebbe un Tommaso Marinetti vegano. Lo scriveva già Plutarco: «Mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo mense di corpi morti e corrotti, diede altresì il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poté la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riuscì l’olfatto a sopportarne il fetore?».
È ricchissimo e affascinante, il percorso del Canto tra la pittura (che ci fa un gatto atterrito tra la Vergine e l’arcangelo nell’Annunciazione di Lorenzo Lotto?), la letteratura (il pianto dei cavalli per la morte di Patroclo nell’Iliade: «Calde lacrime cadevano al suolo/ dalle palpebre loro, mentre piangevano/ ripensando al loro cocchiere; s’infangava la folta criniera/ riversandosi giù dal collare») e la musica. Dove Isotta spiega ad esempio come la Leggenda di Franz Liszt ispirata a La predicazione agli uccelli di san Francesco occupi all’inizio «la zona acuta della tastiera per raffigurare – esattamente – una moltitudine di pennuti dalla quale perviene a noi un canto indistinto dato dalla somma dei singoli canti. Così quartine di biscrome si susseguono con una figurazione mista di frammenti di scala e arpeggi».
Non mancano il citarista Arione salvato dai delfini e narrato da Ovidio («Allor – chi ’l crederebbe? – si dice che pose un delfino/ sé col ricurvo dorso sotto quel peso strano./ Siede egli e tien la cetra e pel pagamento del porto/ canta, e l’onde del mare addolcisce col canto») e i quattro capponi che Renzo porta all’avvocato Azzeccagarbugli facendo «balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura».
E poi i «cavalli normanni» di Giovanni Pascoli che «alle lor poste/ frangean la biada con rumor di croste») e i molossi di Lucrezio aggressivi e ringhiosi ma non «quando si provano a dolcemente lambire con la lingua i loro cuccioli o li sballottano con le zampe, e assalendoli a morsi senza stringere i denti fingono teneramente d’ingoiarli». O ancora l’orchestra de Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov: «Adesso infuriava uno jazz di scimmie. Un gigantesco gorilla dalle fedine irsute dirigeva, con una tromba in mano, ballonzolando pesantemente. In una sola fila sedevano degli orangutàn che soffiavano nelle trombe luccicanti. Allegri scimpanzè con le fisarmoniche sedevano a cavalcioni sulle loro spalle».
Per non dire dell’asino crocefisso al museo del Palatino, forse una sarcastica presa in giro di chi lo pregava ma non solo: «La mitezza dell’asino fa di quest’animale, dalle straordinarie intelligenza e bontà, un simbolo del Christus patiens, del Cristo che sopporta la sofferenza per redimerci».
E come dimenticare il ciuco cantato da Don Magnifico ne La Cenerentola di Rossini? «Mi sognai fra il fosco e il chiaro/ un bellissimo somaro;/ un somaro, ma solenne. / Quando a un tratto, oh che portento!/ su le spalle a cento a cento/ gli spuntarono le penne,/ ed in alto, sciù, volò!».
Eppure, tra tanti geni dell’arte antica e moderna, spicca nel Canto degli animali Totò. Con Sarchiapone e Ludovico, il «dialogo fra un povero Cavallo e un Asino filosofo avviati al macello». Non sono più utili: via. Il Cavallo, che era stato splendido e coccolato da quel padrone che lo manda ora a morte, non si dà pace. Il Somaro sospira: «Sienteme buono e vide che te dico:/ la bestia umana è un animale ingrato./ Mm’ he a credere parola ’e Ludovico,/ ca mm’ è venuto ’o schifo d’ ’o campà./ Nuie simmo meglio ’e lloro, t’ ’o dico io:/ tenimmo core ’mpietto e sentimento».
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
Magnifico. E vero.
- Rog
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
sabato scorso sono andato a donare. come credo succeda ovunque, post donazione c'è il buffet per rimpinguarsi dopo aver ceduto circa mezzo chilo di sangue.
colazione per me è solitamente un pasto dolce, ma questa volta non avrei rifiutato un panino imbottito.
ne preparano di diversi, e per riconoscerli più facilmente mettono dei cartelli davanti, specificando quello che contengono.
crudo, ok. coppa, ok. al cartello CAVALLO, non ce l'ho fatta.
boh, ho ovviamente mangiato spesso carne di cavallo, ma vedermelo scritto proprio chiaramente davanti... non ce l'ho fatta.
mi sono buttato sul formaggio, poi due cornetti, qualche frittella, succo in abbondanza, e me ne sono tornato a casa.
colazione per me è solitamente un pasto dolce, ma questa volta non avrei rifiutato un panino imbottito.
ne preparano di diversi, e per riconoscerli più facilmente mettono dei cartelli davanti, specificando quello che contengono.
crudo, ok. coppa, ok. al cartello CAVALLO, non ce l'ho fatta.
boh, ho ovviamente mangiato spesso carne di cavallo, ma vedermelo scritto proprio chiaramente davanti... non ce l'ho fatta.
mi sono buttato sul formaggio, poi due cornetti, qualche frittella, succo in abbondanza, e me ne sono tornato a casa.
- Rush
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- Rog
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
nel mio comune! perché?
- Rush
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
Non dovrei dirtelo, però...
per sapere dove fanno i panini con la carne di cavallo dopo la donazione
per sapere dove fanno i panini con la carne di cavallo dopo la donazione
Perchè tanto odio?
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Re: Veganismo, vegetalismo, animalismo
mi ha anticipato rush....è la mia carne preferita.....
Fulvio Collovati ha scritto:Quando sento una donna, che poi è anche la moglie di un calciatore, parlare di tattiche, mi si rivolta lo stomaco. Non ce la faccio