magic ha scritto:'nsomma, sembra il tour. Prime due settimane per i velocisti con due finti arrivi in salita (uno proprio finto finto) da 32 all'ora e l'ultima settimana con tutte le montagne, neppure collocate benissimo.
Fatto a per Basso, direi.
beh qualche tappa trabocchetto nelle prime due settimane c'è dai...Assisi, Sestri, Porto Sant'Elpidio...
non vedo tutte queste tappe per velocisti...ne conto sei nelle prime due settimane mica le classiche dieci come ai tempi "belli" del Tour...
6 sono per velocisti, 3 sono per finisseurs (come diceva De Zan padre), un'altra è il cronoprologo breve, una la crono a squadre e due di finta mezza montagna. Se ci sono gli abbuoni (e penso che ci saranno), rischiamo Bennati in maglia rosa fino a Cervinia e distacchi minimi che ridurranno i tapponi di Pampeago e Stelvio al solito "mi raccomando, ci si guarda a vista e si scatta non prima dei -2 dallo striscione".
No Bennati no dai
lettura che ci può stare effettivamente, vedremo...
intanto svelato anche il Tour 2012, penso che davvero peggio di quello che hanno architettato per l'anno prossimo davvero non potevano fare...gli Schleck ad esempio farebbero bene a non andarci (ora Andy vincerà per dispersione )...su questo percorso avrebbe dominato il vecchio Gonchar...percorso indegno.
"Ero un ragazzo, non sapevo nulla. Prima della Sanremo mi allenai un po’. Per la strada vedevo tanti cartelli con scritto "semaforo". Mi chiesi: ma quanti paesi si chiamano così? Poi ho anche imparato l’italiano e l’Italia è diventata la mia seconda patria".
Corperryale L'Adorable "Manny" Harris, un nome che dice tutto.
sinceramente...
se proprio si deve parlare di doping...
mi occuperei di quello che hanno detto i vertici WADA in settimana...ma non fanno notizia come questa cosa di Noah
Rasheed ha scritto:sinceramente...
se proprio si deve parlare di doping...
mi occuperei di quello che hanno detto i vertici WADA in settimana...ma non fanno notizia come questa cosa di Noah
“Pensate che possediamo gli strumenti necessari per scoprire chi si dopa in modo ‘sofisticato’? No, non li abbiamo”. L’ammissione, che suona come una sconfitta grande come una casa per chi si batte tutti i giorni per avere uno sport corretto e pulito, non arriva da un addetto ai lavori qualunque, bensì da David Howman, direttore generale della Wada, l’agenzia mondiale antidoping. In un’intervista all’agenzia di stampa France Press, Howman ha definito i contorni di una battaglia che è ancora lontanissima dall’essere vinta. Lo dicono i numeri. Sui circa 260 mila controlli effettuati in tutto il mondo nel corso del 2010, soltanto 36 sono stati i campioni considerati positivi all’Epo, la sostanza più diffusa tra coloro che vogliono migliorare illecitamente le proprie prestazioni. “Una percentuale patetica”, ha detto lo stesso responsabile della Wada. Soprattutto se teniamo conto che scovare l’Epo è orami prassi relativamente semplice e che sono altri i miscugli che sfuggono alle indagini delle autorità preposte.
La storia è vecchia. La lepre corre più veloce della volpe. Che non riesce ad anticipare per tempo le mosse del suo avversario a quattro zampe. La grande fabbrica del doping ha arruolato scienziati di tutto rispetto per inventarsi modi e strategie per nascondere nel sangue concentrati di tritolo che garantiscono prestazioni da record. E poco importa se a farne le spese sono gli stessi atleti che assumono le sostanze proibite. Conta il risultato, sempre e comunque. E pure, come no, anche il ritorno economico, che in questo caso è roba da multinazionale del crimine. Howman ha sottolineato l’importanza di punire in modo adeguato i medici, gli agenti e, più in generale, tutti i personaggi che gravitano intorno all’atleta che sceglie di farsi aiutare da un paio di molecole super. Chiaro, si comincia da qui per provare ad organizzare una difesa degna di questo nome. Ma finora i risultati sono stati poco confortanti. Per un lungo elenco di ragioni, che parte dalla difficoltà di far fronte comune – che se la Federazione internazionale dice rosso e quella nazionale dice nero si va poco lontani -, agli interessi delle grandi strutture che si occupano di gestire le manifestazioni di prima fascia, che pur di avere il campione di turno spesso chiudono un occhio sulla sua fedina penale.
Howman ha ribadito la necessità dei governi, sportivi e non, di impegnarsi di più. Come? Studiando misure che possano contrastare in modo efficace il commercio dei prodotti dopanti. Perché la vendita di questi ultimi sui canali della rete web sono difficilissimi da controllare ma da qualche parte bisogna pur cominciare. “Il traffico di steroidi è più economicamente vantaggioso rispetto al traffico di eroina – ha dichiarato il patron della Wada -. Si tratta di un problema di salute pubblico che va inquadrato con l’importanza che merita”. Steroidi battono eroina per quantità di dollari potenzialmente incassabili. Va da sé che se per la polvere bianca si sono messi in opera le organizzazioni di Serie A della malavita internazionale, si può ben immaginare la complessità dell’intervento. Tuttavia, questo il messaggio di Howman, la lotta continua e va sostenuta, anche se la lepre correrà probabilmente sempre più veloce della volpe.