Come ho scritto,
La prendo molto alla larga (ho detto che sarei stato noioso). L’articolo 1 del regolamento recita: “Oggetto del gioco è una simulazione del basket NBA attraverso la formazione e gestione di franchigie formate dai veri giocatori delle squadre del campionato NBA, che si affrontano tra loro, nel rispetto del presente regolamento”. Ora, credevo fosse chiaro, ma mi pare il caso di affrontare il punto di cosa significa “simulazione del basket NBA” in questo caso. Anche la FBL è una simulazione del basket NBA, ma è palesemente un gioco molto diverso dalla Dynasty, pur essendo basata sullo stesso sito. La differenza è sostanzialmente il fatto che in una simulazione ho i giocatori per una stagione e poi mi si azzera il roster, nell’altra posso tenere i miei giocatori per più anni, cosa che accade nella realtà. È una differenza che spesso viene vissuta con l’idea che “wow, posso tenermi il mio giocatore preferito a vita”; invece è una differenza molto più profonda che ha un impatto sul modo di giocare, non solo su aspetti emotivi (e condivisibili per certi versi) come quello a cui ho appena fatto riferimento. Perché la differenza diventa che devo comportarmi davvero come un general manager di una franchigia NBA, nel pianificare, costruire e gestire la squadra; quindi devo avere anche obiettivi di breve termine, ma quegli obiettivi devono essere inscritti in una strategia di più lunga durata, che a sua volta deve essere coerente in con un obiettivo di lungo termine.Sir Charles #34 ha scritto:A chi interesserà darò le mie risposte a quesiti, affermazioni, critiche. Premesso che sarò sicuramente noioso, a volte apparirò anche saccente dall'alto di stocazzo e un po' stronzo, probabilmente. E invece vorrei che fosse chiaro che da plissken a Hood in rigoroso ordine alfabetico di franchigia, anche con quelli che magari se li leggo in un altro topic mi fanno rizzare i capelli in testa, anche con quelli con cui mi sono scontrato milioni di volte, tutto quello che dirò non cambia il fatto che da un punto di vista della Dynasty mi sono affezionato ad ognuno di voi.
Ecco, la chiave di questo gioco è che è un gioco di strategia, aspetto su cui tornerò più avanti. E nel momento in cui decido di partecipare, questo dovrebbe essermi chiarissimo in mente, marchiato a fuoco. E qua comincia a cascare l’asino. Ne parlo con assoluta cognizione di causa, perché è il punto focale che devo cercare di affrontare ogni giorno nel mio lavoro. Mi è stato detto, da un povero di spirito, che io farei sostanzialmente l’affabulatore, e da un altro – vero coglione che per fortuna si è eclissato – che sarei uno che affibbia tango bond alle vecchiette; beata ignoranza: il mio lavoro consiste proprio nel rendere consapevoli le persone dei rischi che corrono e che dovrebbero evitare e SOPRATTUTTO nell’aiutarle a fare una pianificazione e a crearsi una strategia per la gestione dei loro risparmi che sia coerente con gli obiettivi individuati nella pianificazione. Posso dire, se volete, di essere un appassionato dei processi di definizione e di applicazione di strategie e posso dire che è una battaglia quotidiana con persone che non riescono a guardare oltre le successive 24 ore.
In questo senso, questa Dynasty è l’esatta fotografia di come vanno le cose in questo Paese. La stragrande maggioranza è sprovvista di strategia (poi spiegherò cosa intendo), un gruppetto ha una strategia che in realtà è una non-strategia nel senso che è una modalità estremamente aggressiva con cui si opera (e alla lunga risulta distruttiva, quindi gli si ritorce contro), una netta minoranza ha una strategia correttamente pensata, definita e applicata. Insomma, un casino, il paradiso del furbetto, che un po’ per volta a causa della superficialità della maggioranza, provoca la degenerazione dell’ambiente comune, il disamore, la fuga. Per fortuna nel mio campo lavorativo, opero in un contesto talmente vasto per cui certe dinamiche locali spariscono e quindi il mio modo di approcciare le cose non è influenzato da quello del mio vicino di casa; qui, invece quando si opera in 22 a stretto contatto e il “mercato” è chiuso alla lunga il mio comportamento viene influenzato o comunque subisce le conseguenze del comportamento degli altri 21.
Dopo questa necessaria divagazione, torniamo al punto: questo, dicevamo, è un gioco di strategia a medio/lungo termine, per realizzare la quale perseguo sotto obiettivi di breve (FBL, invece, è un gioco di strategia di breve termine; la stessa differenza che c’è tra la maratona e i 100 metri. Che è il motivo per cui io faccio più fatica in FBL, sono un pianificatore di medio e lungo periodo). E, visto che la partecipazione non me l’ha ordinata il medico, oltre che chiaro a tutti dovrebbe essere il minimo comune denominatore su cui si fonda questa piccola comunità di gioco. Invece, è proprio quello che manca e non venite a raccontarmi il contrario.
So che non è l’unico modo per giocare, ma per intenderci vi faccio un esempio di come io ho gestito la squadra in questi anni.
Una volta presi i Lakers, con un payroll ingessato, ho stabilito che non volevo starmene ingessato ma che volevo dopo un periodo di ricostruzione mettere i Lakers nella condizione di contendere, evitando di fare tanking. Evidenzio: contendere (per intenderci, Charlotte contende, anche se non ha mai vinto), non vincere perché tra contendere e vincere c’è una sottile differenza, legata ad aspetti imponderabili. Un obiettivo serio deve essere raggiungibile a prescindere dalla fortuna, deve avere un tempo di realizzazione e io mi ero dato un obiettivo di cinque anni.
OBIETTIVO: contendere
TEMPO: cinque anni
La strategia, una volta stabilito di cedere il maggior numero di contratti “ingessanti”, doveva puntare sulla scoperta di giovani che sarebbero migliorati un po’ per volta e che sarebbero stati via via integrati da scelte, da trade e da FA nel corso degli anni.
Fin qua nulla di strano, perché non è che ci voglia chissà cosa per determinare queste cose. La cosa difficile è mantenere una strategia funzionale anche nei momenti difficili. Quali sono i momenti difficili? Un giocatore che non rende come dovrebbe, un infortunio pesante, errori di valutazione nelle trade. Tralasciando gli infortuni e problemi di rendimento, mi soffermo sugli errori: ne ho fatti tantissimi, alcuni davvero stupidi, altri che si sono rivelati errori solo alla prova dei fatti (Jabari Parker, per dire, ma quando ho dato via la pick la potevamo stimare in una 20esima).
Ed è qua, ripeto, la chiave di tutto ‘sto papiro. Per essere efficaci e giocare con il giusto approccio è necessario rimanere coerenti con i propri obiettivi da un lato, dall’altro ci vuole quell’elasticità e flessibilità che ti può far cogliere occasioni. Ma è ben diverso dallo stravolgere strategie ad ogni sospiro (un infortunio, un roster non competitivo come ci si aspettava, rendersi conto di aver sbagliato una mossa, noia): senza andare troppo indietro nel tempo, tre anni fa mi si è presentata l’opportunità di accelerare i tempi per raggiungere l’obiettivo del contendere e l’ho raccolta sacrificando giocatori in cui credevo (Favors, Bledsoe, Taddheus Young); ma ho ceduto questi giocatori per delle superstar, non per fuffa. Poi ho conteso, ho perso un titolo per l’infortunio a Bryant (oltre a quello a Ciccio Davis). Molti avrebbero sbaraccato tutto subito, invece io avevo già in mente le mosse da fare per rimanere così come ero e per dire la mia con il ritorno di Kobe. Solo quando mi si sono rotti tutti, ma proprio tutte le guardie, ho mollato i pezzi più prestigiosi (Howard) e quelli che potevano essere utili l’anno scorso e forse basta (tipo Pierce), ho cambiato un roster che aveva un anno di competitività e poi sarebbe declinato, non è che ho cominciato a dar via anche Beal, Kemba, ho preso gente che ha futuro (Faried, Olynyk e due infortunati come Anderson e Horford) e sarei stato nuovamente competitivo in un paio d’anni.
Questa è la giusta flessibilità. Mi dispiace ma impazzisco quando leggo che Pollister da via Lillard (e poi scopro anche Harden) perché non sarebbe riuscito a competere quando gli sarebbe bastato un piccolo upgrade o forse neanche quello per essere tra i favoriti (e concordo con Zibib quando dice che li avrebbe potuti vendere l’anno prossimo; soprattutto Harden letteralmente regalato…); mi dispiace ma impazzisco quando leggo che la strategia di hanamichi è “provare a far bene subito” e siccome le cose non sono così belle come s’aspettava smonta tutto per riprendersi ciò che aveva ceduto (ceduto per Bargnani e ripreso, in parte, per Ibaka)… ma un po’ di calma per aspettare il momento giusto, ma la consapevolezza che quando si gioca in 22 non si può pensare di contendere o ricostruire da zero; mi dispiace ma impazzisco quando vedo che un giocatore che ha a roster Curry, Gooden, Solomon Hill e Mirza Teletovic, che ha la sesta pick con cui prendere un eccellente giocatore, forse un fenomeno, pagandolo 4 mln. per i prossimi quattro anni e al massimo 12,5 per i successivi cinque butta via tutto per Ibaka (che ricordo come ho già detto è il terzo violino di una squadra, ed è la dodicesima FC della Lega non un fenomeno come potrebbe diventare Embiid), giocatore che gli sarà del tutto inutile con quel roster perché gli permetterà di lottare forse per i playoffs, quindi dimostrando una totale assenza di strategia (con quel roster devi puntare davvero a ricostruire da zero e, paradossalmente, Curry è dannoso per cui eventualmente avrei pensato di cedere lui in cambio di scelte molto alte o di giovani molto interessanti, non di cedere un rookie per Ibaka), e impazzisco quando la risposta alla mia osservazione su quella trade e sulla strategia è “ci saranno tre quattro Lebron James nel prossimo draft”… e chi ha parlato del prossimo draft? Ho detto che una strage del genere va risolta con una ricostruzione che duri quattro o cinque anni, in cui Embiid avrebbe potuto essere il perno centrale, in cui visto che Embiid è rotto e quest’anno non giocherà si poteva pensare di prendere un’altra scelta top l’anno prossimo e forse anche tra due, mettendo ogni tanto un altro pezzettino per far prendere forma a una squadra. Così come impazzisco all’idea che chi cede per due spiccioli delle scelte perché i draft a venire sono un obiettivo poco attraente, troppo lontano. Poi, quando arriva il momento del draft comincia a offrire qualunque cosa per una scelta di fine primo giro e a volte anche di secondo: i draft sono tanto sopravvalutati quando sono in fase di svolgimento, quanto sono sottovalutati nel resto dell’anno.
E sia chiaro: IO NON DICO CHE HO RAGIONE (ANCHE SE LO PENSO, OVVIAMENTE), MA DICO CHE PER ME VISTO IL MIO APPROCCIO CHE HO SPIEGATO QUESTO RENDE POCO ATTRAENTE E DIVERTENTE QUASI NULLA IL GIOCO.
Dall’altro lato ci sono i rapaci. A reale l’ho detto più di una volta, a Capitan Red anche, a mackzone pure: c’è poco da fare, ma quando c’è gente che fa proposte assurde, con insistenza a volte eccessiva, dall’altra parte prima o poi qualcuno ci casca. E questo droga tutto: è inutile che io proponga affari sensati, perché tanto con loro prendo sempre dei no perché o sono già in fase di spolpamento dell’incauto che si è fatto attirare dal luccichio di una moneta o comunque invece che fare una trade equilibrata con me preferiscono aspettare il “pollo” di turno; ma paradossalmente è inutile che io faccia proposte anche ad altri, perché si crea una specie di sindrome di Stoccolma. La cosa più brutta, di cui oltretutto abbiamo discusso più volte, è la sistematica aggressione dei nuovi giocatori; che non è che sono pirla, ma arrivano vengono circuiti e senza avere l’esperienza né avendo ancora formato la capacità di valutazione delle proposte accettano trade che poche settimane dopo avrebbero rifiutato. Come ho già detto anche privatamente a mackzone, oltretutto nel suo caso ho davvero poco apprezzato il fatto che una sua strategia (tanto regolare, perché non vietata dal regolamento, quanto spregiudicatamente contraria allo spirito del gioco) ci abbia costretti a cambiare delle regole e che una volta cambiate – ma applicabili solo dalla nuova stagione, per ovvi motivi - abbia continuato per quella strada (cosa che non era necessaria), addirittura alzando il tiro. E su questo dico anche che va a finire che chi troppo vuole rischia di stringere nulla, perché è alto il rischio di distruggere tutto.
In mezzo, a parte qualche giocatore che ha un’idea equilibrata di cosa vuol dire una Dynasty (Gengy, Panduri, straccy, borbone anche se mi hanno lasciato un po’ sorpreso certi suoi commenti alle trade di mackzone, e prima di lui Beppe Rappa, Saras, Zibib, Hood e drazen che, posso rivelare a mackzone e forse non solo a lui, non è che si consulta con me quando decide su una trade; dopo aver preso le sue decisioni me ne parla, perché per lui in questo gioco sono un avversario non un consulente), ci sono i dormienti quelli che non fanno praticamente nulla (e qua ci sarebbe un'altra questione da aprire, ma alla fine è di secondaria importanza e lasciamo perdere).
Lo ribadisco: io non posso pensare di divertirmi in una simile situazione. Ma ripeto anche che non mi arrogo il diritto di pretendere di aver ragione, perché se sono in minoranza ho torto e se vi divertite giocando così non sono nessuno per impedirvi il divertimento. Mi sono anche chiesto se non avessi esagerato, perché già vedo reazioni che mi dispiacciono: Pollister che vuole mollare se questo serve a far rimanere me (eppure non è colpa tua, te l’ho già detto), Gengy che vuole mollare, altri che dicono che la lega imploderà. Oltre al fatto che lasciare ha un costo emotivamente elevato.
Però alla fine torna la morale di tutto questo, quella con cui ho aperto il post: il problema non è la trade sbagliata, neanche l’errore strategico del singolo, il problema ancora meno sono le persone; il problema è che se il gioco funziona per la maggioranza in un certo modo e quel modo è lontano dal mio modo di pensare un gioco simile e, soprattutto, quel modo finisce per influenzare il mio modo di giocare forse è il momento di prendere il coraggio e di dire basta.
Chiunque abbia qualcosa da dire lo dica senza problemi (vorrei evitare però i distinguo e le polemiche sulla singola trade, perchè ho già detto che non è quello il punto).